Il giorno più nero per l’Italia

SOLO MERCOLEDÌ 993 DECESSI: MAI COSÌ TANTI. GIMBE: +10% DI VITTIME IN UNA SETTIMANA



di Silvana Logozzo

ROMA. Il giorno più nero nell’Italia della pandemia sembrava essere alle spalle: era il 27 marzo scorso, furono registrati 969 morti in 24 ore. Una catastrofe. Poco più di 8 mesi dopo, e la tregua dell’estate, arriva un altro giorno da dimenticare: 3 dicembre, 993 decessi per Covid in sole 24 ore, il numero più elevato dall’inizio dell’epidemia. Nella sola Lombardia 347 vittime. Il totale è di 58.038 persone uccise dal virus finora. Un dato, quello di ieri, ampiamente previsto dagli scienziati che seguono la curva del contagio, “i decessi di adesso sono il risultato delle infezioni contratte un mese, un mese e mezzo fa”, quando il Sars-CoV2, che ha ripreso vigore tra agosto e settembre, ha ricominciato a galoppare. Il monitoraggio indipendente della Fondazione Gimbe pubblicato ieri mattina segnala l’aumento di decessi nella settimana dal 25 novembre al primo dicembre: 5.055 morti rispetto ai 4.842 di quella precedente, con un incremento del 9,9%. Stando all’analisi del matematico Giovanni Sebastiani, dell’Istituto per le Applicazioni del Calcolo del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr), “a livello di trend, l’incremento settimanale del numero dei morti, seppure in aumento, è in decelerazione. L’analisi effettuata prevede che il picco dell’incidenza giornaliera dei decessi dovrebbe essere raggiunto tra 5-10 giorni”. Per quanto riguarda i contagi, i numeri forniti ieri dal Ministero della Salute, indicano che i tamponi risultati positivi nell’ultima giornata sono 23.225, contro i 20.709 di mercoledì. Resta stabile, al 10,2%, l’incidenza delle nuove persone risultate positive al Covid rispetto ai 226.729 tamponi effettuati nelle ultime 24 ore. Mercoledì l’incidenza era al 10%. Lombardia, Veneto e Campania sono ancora le regioni che registrano il maggiore aumento di casi Covid nelle ultime 24 ore, rispettivamente con 3.751, 3.581 e 2.295 nuovi malati. A seguire, le altre regioni con il maggiore aumento di positivi sono il Piemonte (2.230), il Lazio (1.769) e l’Emilia Romagna (1.766). Gli attualmente positivi sono 759.982 (-1.248), i guariti e dimessi 846.809 (+23.474). Il totale dei casi è ora di 1.664.829. In relazione all’ospedalizzazione, i pazienti che si trovano in terapia intensiva sono 3.597, 19 meno di ieri. Si tratta in realtà, come sempre di un saldo tra ingressi e uscite, e per la prima volta la tabella del Ministero della Salute indica il numero di ingressi in rianimazione nelle 24 ore, in questo caso 217. I ricoverati nei reparti ordinari sono 31.772 , in calo di 682 unità rispetto al giorno precedente. La Puglia registra il maggior numero di nuovi ingressi in terapia intensiva (33). In isolamento domiciliare sino a ieri c’erano 724.613 persone, 547 in meno di mercoledì. “L’analisi dei dati conferma i trend della circolazione del virus, dell’impatto sulle strutture sanitarie e dei decessi - spiega Sebastiani - la circolazione del virus, misurata in termini della percentuale dei nuovi casi positivi sui nuovi casi testati, uno dei 21 indicatori utilizzati dal Cts per assegnare i “colori” alle regioni/province autonome, continua la fase di diminuzione iniziata il 14 novembre”. E aggiunge: “Diminuisce anche l’impatto della circolazione del virus sulle strutture sanitarie. Infatti prosegue la diminuzione, iniziata attorno al 23-24 novembre, del numero di pazienti Covid ricoverati sia nei reparti ordinari che in terapia intensiva”. Il presidente della Fondazione Gimbe Nino Cartabellotta mette in evidenza che per la settimana dal 25 novembre al primo dicembre “si conferma la riduzione dell’incremento percentuale dei casi totali (11,4% rispetto al 17,5%) a fronte di una sensibile riduzione dei casi testati (-13,6%). Se il calo dei nuovi positivi da un lato è dunque attribuibile all’effetto delle misure introdotte, dall’altro risente dell’inspiegabile riduzione di quasi 106 mila casi testati”. Secondo Cartabellotta, l’entità del miglioramento di alcuni parametri, “è sovrastimata sia da ritardi di notifica e completezza dei dati comunicati dalle Regioni” così come da una “diminuzione dei casi testati e dalla limitata esecuzione del tampone tra i contatti di positivi”.

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