Il gip blocca il sequestro dei soldi

PROCESSO GENOVESE/L’IMPRENDITORE DELLE START UP È ACCUSATO DI VIOLENZA SESSUALE



di Igor Greganti e francesca Brunati

MILANO. La Procura di Milano puntava ad ottenere il sequestro preventivo, ai fini della confisca, di oltre 4,3 milioni di euro per accuse di evasione fiscale, relative agli anni 2018-2019, a carico dell’imprenditore del web Alberto Genovese, finito in carcere il 6 novembre con l’accusa di aver stordito con un mix di droghe e di aver violentato due giovani, tra il capoluogo lombardo e Ibiza. Istanza che, però, ieri è stata respinta dal gip Tommaso Perna, che non ha accolto le ipotesi d’accusa. La richiesta era stata avanzata nel filone di indagini, aperto già da mesi, riguardante o le movimentazioni finanziarie dell’ex ‘mago’ delle start up, difeso dai legali Luigi Isolabella e Davide Ferrari. A quanto si è saputo, l’istanza di sequestro, da un lato, vedeva al centro una presunta evasione su redditi da lavoro, riferiti al suo ruolo dell’epoca in Facile.it Holdco Limited, che Genovese avrebbe dichiarato, invece, come redditi da capitale. Questo ‘capitolo’ riguardava, in particolare, strumenti finanziari ‘warrant’ (convertibili in azioni) e gli accertamenti si basavano anche su alcune e-mail acquisite nelle indagini. Dall’altro lato, l’imprenditore è stato accusato pure per una presunta evasione (3,7 milioni contestati dall’Agenzia delle Entrate, ma con cifra poi ridotta dagli inquirenti) sulla liquidazione di alcune partecipazioni in Facile.it (società di cui fu fondatore) realizzata, secondo i pm, attraverso lo ‘schermo’ di una delle sue società, la holding Auliv, su cui erano confluite le stesse partecipazioni. Su questo fronte gli investigatori della Gdf hanno analizzato alcune chat dalle quali sarebbe emerso, per l’accusa, che l’ex bocconiano aveva creato ‘ad hoc’ quella società per motivi di risparmio fi-scale. Nel 2018, poi, risulta che Genovese avrebbe dichiarato soltanto circa 30mila euro lordi. Il giudice, tuttavia, ha bocciato su tutta la linea la richiesta di ‘conqelare’ quei 4,39 milioni. Da quanto si è appreso, in relazione a entrambi i fatti contestati, secondo il giudice, l’imprenditore non avrebbe usato ‘strumenti’ per evadere il fisco e, in particolare, la sua holding avrebbe detenuto regolarmente quelle partecipazioni finanziarie. La Procura ora avrà la possibilità di ricorrere al Riesame contro il no del gip. Lo scorso gennaio si era saputo che nell’inchiesta, coordinata dal procuratore aggiunto Letizia Mannella e dai pm Rosaria Stagnaro e Paolo Filippini, era stata aperta anche una tranche sul patrimonio dell’imprenditore e sui suoi movimenti finanziari. E che Genovese era stato iscritto per l’ipotesi di “trasferimento fraudolento di valori”, ossia la cosiddetta intestazione fittizia di beni. Genovese è in carcere da oltre 5 mesi per presunti abusi, dopo cessione di cocaina e ketamina, su una 18enne nel corso di un festino il 10 ottobre. A fine febbraio, inoltre, gli è stata notificata una seconda ordinanza cautelare stavolta per una presunta violenza sessuale, in concorso con la fidanzata, su una modella di 23 anni a Ibiza il 10 luglio, sempre dopo averla resa incosciente. Sono in corso, infine, due perizie disposte dal gip su richiesta della difesa: una sulla compatibilità di Genovese col carcere per il suo stato di salute, legato alla tossicodipendenza, e l’altra sugli audio relativi alle telecamere interne dell’attico di lusso ‘Terrazza Sentimento’ con vista sul Duomo di Milano. Registrazioni che, secondo la difesa, potrebbero scagionarlo dall’accusa di stupro della 18enne. Agli atti, tuttavia, ci sono già i filmati delle presunte violenze.