Il Giro non ha padroni



CROLLA LA MAGLIA ROSA: A DUE TAPPE DAL TERMINE TUTTI IN GIOCO

PIANCAVALLO (Pordenone). Il 100/o doveva essere il Giro d’Italia delle celebrazioni, invece si sta trasformando nella corsa delle opportunità mancate, delle occasioni perdute. E potrebbe diventarlo dei rimpianti. La montagna, però, in questa 19/a tappa, non ha partorito il solito, microscopico e insignificante topolino, ma generato una sostanziale rivoluzione nella classifica generale. Tom Dumoulin ha dovuto svestire la maglia rosa, che si era cucito addosso il 16 maggio scorso, dopo la cronometro del Sagrantino, in Umbria, cedendola a Nairo Quintana, al quale l’aveva sfilata. Il ‘Condor’ se l’è ripresa per soli 38 secondi, al termine di una terz’ultima frazione combattutissima, disputata al limite da tutti gli uomini di classifica, vissuta sul filo del rasoio, a contendersi fino all’ultimo secondo. Il refrain dell’anno scorso è servito, con un Giro d’Italia incertissimo e sei concorrenti racchiusi in soli 1’30" (Quintana, Dumoulin, Nibali, Pinot, Zakarin, Pozzovivo). Quasi un soffio di vento. Dumoulin è il vero sconfitto della giornata trascorsa sulle strade di Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia e Veneto, ma ancora in questo Giro numero 100 non si può dire ci siano vincitori, nè un vero dominatore. Dopo 19 tappe a tutta, e ormai a soli 220 chilometri dall’epilogo ai piedi del Duomo di Milano, domani pomeriggio, non sono stati emessi verdetti definiti (classifiche speciali a parte). Tutti hanno una chance e basta poco perché i valori vengano stravolti dal- l’evolversi degli eventi. Com’è accaduto ieri, nella tappa vinta strameritatamente da Mikel Landa, già battuto due volte allo sprint in questo Giro, che s’è involato ai -9,8 km, lasciando sul posto Rui Costa, poi secondo. Lo spagnolo ha vinto la corsa dei ritardatari, a Thibaut Pinot è andata quella dei big, al termine della quale Quintana ha indossato la maglia rosa. Il primo colpo di scena si è verificato dopo circa 50 km di corsa, in seguito allo scollinamento di Sappada, allorchè gli uomini della Sunweb - la squadra di Dumoulin - hanno allungato il gruppo, dimenticando però nelle retrovie il proprio leader, impegnato a confabulare con avversari (chissà, magari in cerca di possibili alleanze). Un tweet della squadra informa che la maglia rosa si è attardata per un altro (piccolo, questa volta) problema fisiologico: niente di vero, solo distrazione, sinonimo di scarsa concentrazione, dunque di probabile stanchezza. O forse di eccessiva sicurezza. La Movistar e la Bahrain-Merida si mettono a tirare e Dumoulin perde unaprima volta la maglia rosa, sia pure virtualmente. È un presagio. Pessimo per il Tulipano. Ma anche l’anticamera della giornata tragicomica vissuta dall’olandese, che rientra in gruppo solo grazie all’aiuto della Trek. Ma il bello deve ancora venire. Il gruppone dei pretendenti alla ‘rosà procede lentamente fino ai -12, quando è ancora l’inesauribile Anacona della Movistar ad allungare la pedalata e non ci vuole molto a capire che, ancora una volta, Dumoulin non va. A quel punto la notizia diventa di dominio pubblico, fra capitani e gregari, che cominciano ad andare a tutta: ai -7,5 km va via Pinot e crea il vuoto, ai -6,5 km parte pure Nibali, con Quintana a ruota, poi è la volta di Zakarin e Pozzovivo. È battaglia senza esclusione di colpi, sui pedali, a denti stretti. Il traguardo non è lontano quando Nibali allunga e Quintana si accontenta di indossare la maglia rosa, che ha avuto il piacere di godersi solo nella cronometro, chiudendola senza gloria. Così come, allo stesso modo, rischia di vincere il Giro 100, ma anche per lui non sarà facile. Nè scontato.


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