Il gran finale di Rosetta


LA SONDA EUROPEA È ATTERRATA SULLA COMETA 67P/CHURYUMOV-GERASIMENKO


ROMA. È stato un gran finale quello di Rosetta, indimenticabile come lo è stata questa missione dell’Agenzia Spaziale Europea (Esa): dopo aver attraversato per dieci anni il Sistema Solare, la sonda ha raggiunto la cometa 67P/Churyumov- Gerasimenko, accompagnandola per due anni e ha rilasciato sulla sua superficie il primo veicolo che si sia mai posato su un corpo così primitivo, alla ricerca delle origini del Sistema Solare e, forse, anche dei mattoni della vita. Adesso questa missione dei record si è conclusa: dopo la manovra che l’ha messa sulla rotta di collisione con la sua cometa, la sonda ha cominciato ascendere lentamente verso il suolo e nel momento in cui ha toccato il computer di bordo si è spento, come previsto. Era stato programmato così, per restare silenzioso per sempre nel momento dell’impatto. “Grazie Rosetta e grazie Philae!”, ha detto il direttore generale dell’Esa, Johann-Dietrich Woerner (nella foto), salutando una missione incredibile, perfetta in ogni momento saliente della sua storia”. Soddisfatto anche il direttore dell’Agenzia Spaziale Italiana (Asi), Roberto Battiston: “Una storia eccezionale, e apparentemente impossibile”, ha detto, e nella quale l’Italia ha avuto un ruolo di primo piano con la sua ricerca, con Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf) e Politecnico di Milano, e con l’industria, grazie a Leonardo-Finmeccanica e Telespazio. Le ultime ore della discesa sulla cometa sono avvenute a passo d’uomo (la velocità massima è stata di 90 centimetri al secondo), ma sono state comunque una corsa contro il tempo perché la sonda ha inviato a Terra in tempo reale le prime foto mai scattate a distanza così ravvicinata dal suolo di una cometa. A essere inquadrato è stato il luogo dell’impatto, chiamato Ma’at e costellato di crateri dal diametro di 100 metri e profondi fino a 60 metri, dai quali fuoriescono gas e polveri. “Tutto ha funzionato perfettamente”, ha detto il direttore delle operazioni spaziali della missione, Paolo Ferri. “Quando la sonda si è posata sulla cometa c’è stata un po’ di tristezza. Nessuno ha detto una parola per almeno cinque minuti”, ha aggiunto. Anche per il direttore di Volo di Rosetta, Andrea Accomazzo, è stata “una missione perfetta dal punto di vista tecnico”. Per i ricercatori, invece, il lavoro comincia adesso perché nei prossimi mesi dovranno studiare dati importantissimi.Lanciata il 2 marzo 2004 ,Rosetta ha raggiunto la sua cometa nel 2014. Durante il suo lungo viaggio ha incontrato e studiato da vicino due asteroidi: Steins, nel 2008, e Lutetia, nel 2009. L’8 giugno 2011 la sonda è entrata in uno stato di ibernazione dal quale il computer di bordo l’ha risvegliata il 20 gennaio 2014 per preparare la manovra che il 6 agosto dello stesso anno l’ha portata vicino alla cometa .Nel novembre 2014 lo storico atterraggio di Philae, il piccolo lander progettato e costruito in Italia e chiamato così da una ragazza italiana. Equipaggiato con un trapano, è rimbalzato sulla cometa finendo in un crepaccio, ma riuscendo comunque a mandare dati utili. Adesso Rosetta non si trova lontano da lui, anche se in posizioni diametralmente opposte. Ancora per anni, però, si continuerà a lavorare sui dati che entrambi hanno inviato a Terra.


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