Il killer indottrinato in Us



NEW YORK. Un lupo solitario “omofobo”, radicalizzatosi in America, con un giuramento di fedeltà all’Isis “last minute”, come i coniugi autori della strage di San Bernardino, e con legami sospetti sui quali ora sta indagando l’Fbi, che ha già interrogato un imam anti-gay dal passato controverso. All’indomani della strage nel gay club di Orlando, la più sanguinosa sparatoria nella storia Usa, condannata e pianta in tutto il mondo, si cerca di mettere a fuoco personalità e passato di Omar Mateen, 29 anni, l’autore di un massacro che è piombato in piena campagna elettorale americana riaprendo il dibattito sui gay, sulle armi e sulla lotta al terrorismo. E’ stato lo stesso Barack

Obama, dopo un briefing con l’Fbi e l’antiterrorismo, ad accreditare l’ipotesi di un lupo solitario, sostenendo che non ci sono prove che il killer di Orlando sia stato guidato da estremisti dall’estero o che abbia fatto parte di un complotto più ampio. “Sembra che abbia annunciato fedeltà all’Isis all’ultimo minuto e che sia stato ispirato da informazione estremista disseminata su internet”, ha sottolineato, ricordando le analogie con gli autori della sparatoria di San Bernardino. Insomma, “estremismo di casa nostra”, ha osservato, rilanciando la sua battaglia per un maggior controllo sulla vendita delle armi da fuoco. Posizioni riecheggiate poco più tardi anche dalla candidata presidenziale democratica Hillary Clinton, ma avversate dal suo rivale Donald Trump, che preferisce cavalcare le paure degli americani rilanciando la sua proposta di un bando dei musulmani dalle aree con noti legami col terrorismo.

Mentre si sta completando l’identificazione delle 49 vittime e si sta consumando la loro “Spoon River”, affiorano i primi dubbi sull’operato dell’Fbi, che aveva archiviato due volte le indagini su Mateen, e spunta l’ipotesi inquietante del “fuoco amico” della polizia, che ha fornito nuovi dettagli dell’assalto. Tre i conflitti a fuoco ingaggiati da Mateen: prima con un agente fuori servizio che lavorava al club, poi con i poliziotti entrati nel locale e infine con le forze speciali, dopo i tentativi di negoziare con un uomo che appariva “freddo e calmo” e che aveva già telefonato al 911, il numero delle emergenze, per proclamare la sua fedeltà allo Stato islamico. La decisione del blitz per aprire una breccia nel bagno dove l’uomo si era barricato con alcuni ostaggi è stata presa nel timore di altre vittime, dopo che l’attentatore aveva accennato ad esplosivi. Solo l’indagine, con le autopsie e le testimonianze, accerterà se e quante persone sono state uccise dal fuoco della polizia.

Per ora però gli investigatori si concentrano sulla molla che ha spinto ad agire Omar, cittadino americano nato New York da genitori afghani: con un padre descritto come filo talebano, un matrimonio fallito per le violenze sulla moglie, un paio di pellegrinaggi alla Mecca, inArabia Saudita, una decina di lavori alle spalle prima di diventareguardia giurata (ma secondo l’ex moglie voleva diventare un poliziotto). E alcune frequentazioni sospette. Pare infatti che fosse un seguace di Marcus Dwayne Robertson, 47 anni, un imam locale che predicava l’odio contro i gay e che prima era stato il capo di una gang a New York, aveva lavorato sotto copertura per l’Fbi con missioni anti terrorismo ed era stato condannato per frode fiscale e porto d’armi in una vicenda a sfondo estremista. L’Fbilohainterrogatodomenica,comepurel’imam Shafiq Rahman: la sua moschea di Fort Pierce era frequentata da Mateen, così come lo era stata in passato da Monar abu Salha, il primo americano kamikaze per conto di Qaida in Siria. I due si conoscevano e proprio questo legame portò l’Fbi ad interrogare per la seconda volta Mateen nel 2014, ma senza seguiti giudiziari per mancanza di prove. Come successe con Tamerlan Tsarnaev, il più vecchio dei due fratelli ceceni che hanno compiuto l’attentato alla maratona di Boston nel 2013. Nel proclamare la sua fedeltà all’Isis, il killer di Orlando ha citato sia Salha sia Tsarnaev, che non erano affiliati all’Isis: e questo “aggiunge po’ di confusione sulle sue motivazioni”, ha ammesso il capo dell’Fbi James Comey, convinto che Mateen si sia “radicalizzato” su internet e si sia ispirato a diverse organizzazioni estremiste senza però essere diretto da loro. Ma la sfida più difficile resta proprio questa: individuare e tenere sotto controllo i lupi solitari. “Se l’Fbi è sulle tue tracce non dovrebbe essere possibile che tu possa acquistare delle armi senza che nessuno ti chieda nulla”, ha accusato la Clinton.


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