Il Met stringe la cinghia


MUSEI/RINUNCIA ALL’ESPANSIONE. BLOCCATI I LAVORI SULL’ALA MODERNA A FIRMA CHIPPERFIELD


NEW YORK. Il Metropolitan continua a stringere la cinghia. Dopo essersi fatto i conti in tasca, il museo sulla Quinta Strada da tempo in crisi finanziaria ha rinunciato alla costruzione di una nuova ala firmata dall’archistar britannico David Chipperfield che avrebbe dovuto ospitare le raccolte di arte moderna e contemporanea destinate ad arricchirsi con la promessa della collezione di quadri cubisti del magnate dei cosmetici Leonard Lauder. L’allargamento, con una spesa prevista di 600 milioni di dollari, è stato messo nel congelatore fino al 2024, ha annunciato allo staff il presidente del museo Daniel Weiss, chiamato due anni fa a mettere ordine nei conti. L’arco di tempo dovrebbe essere sufficiente per permettere al museo, uno dei più visitati al mondo ma per entrare nel quale basta pagare un contributo volontario al- l’ingresso, di rialzarsi da un deficit spaventoso. Negli ultimi mesi il Met ha tagliato il bilancio di 31 milioni, rallentando il programma delle mostre, bloccando le assunzioni e mandando a casa decine di persone. Se le cose fossero andate come nei piani, il museo avrebbe celebrato nel 2020 il suo 150/o anniversario con le raccolte di arte moderna e contemporanea installate nella nuova ala. Il progetto di Chipperfield, l’architetto del Neues Museum di Berlino e dell’edificio dell’America’s Cup a Valencia, prevedeva a grandi linee la demolizione parziale della esistente Lila Acheson Wallace Wing, costruita nel 1987 con un inve- stimento di 26 milioni di dollari. Sarebbe stata raddoppiata in termini di dimensioni la terrazza, spesso utilizzata per progetti speciali, creando un ingresso da Central Park. La costruzione sarebbe andata in parallelo con l’uso del Met Breuer, l’ex museo Whitney su Madison Avenue, dove da un anno sono ospitate mostre di arte contemporanea (la prossima settimana una rassegna di Marisa Merz) e per il quale il Met paga un canone di affitto da 17 milioni di dollari all’anno. La priorità adesso sono i lavori di manutenzione della “casa madre”. Rifare i lucernari sovrastanti le gallerie di arte europea nell’edificio principale prenderà ben quattro anni ed “è logico che dobbiamo prima pensare alle cose più urgenti”, ha spiegato allo staff il direttore Thomas P. Campbell, dicendosi fiducioso che “a tempo debito” il Met riuscirà a rastrellare i fondi necessari per l’espansione.


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