Il mondo riparte ma la crisi non è finita

L’FMI invia un segnale di «speranza» rivedendo al rialzo le stime di crescita per il 2020



NEW YORK. La recessione è meno severa delle attese, ma è pur sempre la peggiore dalla Grande Depressione. Il Fondo Monetario Internazionale invia un segnale di 'speranza’ rivedendo al rialzo le stime di crescita per il 2020. Ma avverte: la crisi "è lungi dall'essere finita", andando avanti la strada è lunga e presenta molte incertezze con una ripresa "prona" a battute d'arresto. Molto dipende da come viene controllata la pandemia, che all'economia costerà - rispetto alle stime pre-Covid - 28.000 miliardi di dollari al 2025. A pagare un conto salato è anche il mercato del lavoro, sul quale il virus lascerà "cicatrici" durature. In questo quadro di incertezza è "essenziale" che non vengano ritirati prematuramente gli stimoli all'economia, ammonisce il capo economista del Fondo, Gita Gopinath, osservando come grazie ai 12.000 miliardi di dollari finora stanziati dai governi è stata "prevenuta una catastrofe finanziaria". Spinta anche dagli aiuti, l'economia sta emergendo dagli abissi in cui era scivolata in aprile. E la revisione al rialzo delle stime di crescita del Fmi riflette proprio un'accelerazione inattesa. Il pil mondiale si contrarrà quest'anno del 4,4%, in miglioramento di 0,8 punti percentuali rispetto alle stime di giugno, mentre il prossimo salirà del 5,2%, meno delle attese. Il Fondo rivede al rialzo anche le previsioni 2020 per Eurolandia e Stati Uniti, che si contrarranno rispettivamente dell'8,3% e del 4,3%, abbassando invece quelle per il prossimo anno. Migliorano decisamente anche le previsioni per quest'anno dell'Italia: il pil calerà del 10,6%, meno del 12,8% stimato in luglio, ma più del -9% previsto dal governo. Per il 2020 il rimbalzo è atteso 5,2%, ovvero 1,1 punti percentuali in meno rispetto a giugno e meno del +6% previsto dal governo. Il debito italiano è invece previsto salire al 161,8% quest'anno con un deficit al 13%. La disoccupazione salirà invece dal 9,9% del 2019 all'11% del 2020 e l'11,8% del 2021. L'Italia però non è isolata. L'aumento della disoccupazione e il peggioramento dei conti pubblici è infatti un fenomeno generalizzato a livello globale. Un fenomeno, quello del balzo del debito mondiale, che però non deve al momento porre freni agli aiuti all'economia, visto che le perdite da Covid già rappresentano una "forte battuta d'arresto negli standard di vita rispetto a quanto previsto prima della pandemia", osserva Gopinath mettendo in evidenza come il virus causerà quest'anno il primo aumento della povertà estrema degli ultimi 20 anni. Senza contare l'ampliamento delle disuguaglianze, con la crisi che ha colpito soprattutto le donne e i giovani, e in generale il mercato del lavoro. Di fronte alla crisi senza precedenti il sistema bancario mondiale per ora tiene. Gli istituti di credito sono ben capitalizzati ma le "debolezze" stanno aumentando e la pandemia sarà un test, osserva il Fmi. In caso di uno scenario avverso con una ripresa ritardata, il sistema bancario mondiale appare in grado di sopportare le eventuali perdite anche se c'è una coda debole di banche che potrebbe incorrere a carenze di capitale. Il Fondo non cita quali banche o quali paesi sono più esposti, limitandosi solo a dire che le banche dell'area euro appaiono più deboli di quelle americane. Nell'analisi il Fondo ribadisce anche la "disconnessione" fra i mercati finanziari e la debole ripresa economica, e osserva come l'incertezza sulle elezioni americane si riflette sui listini. Al voto del 3 novembre guardano in molti, considerato l'affievolirsi delle possibilità di nuovi stimoli all'economia americana prima delle elezioni. L'impasse fra democratici e repubblicani infatti resta e aumentano le chance che un intervento venga rimandato dopo l'appuntamento ai seggi.

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