“Il Nobel a chi salva le vite”



MIGRANTI/IL MINISTRO DELLA DIFESA TRENTA ELOGIA I SOCCORRITORI E LA MARINA

ROMA. Agli uomini e alle donne che salvano le vite in mare, quelli della Marina Militare ma anche tutti coloro che sono impegnati ogni giorno nelle operazioni di soccorso, deve andare il Nobel per la pace. Con il braccio di ferro su nave Aquarius ancora in corso, il ministro della Difesa Elisabetta Trenta si smarca dal muro contro muro voluto da Matteo Salvini e si schiera con chi in mezzo al mare pensa soltanto alla salvaguardia delle vita umana. Trovandosi sulle stesse posizioni del sindaco di Barcellona Ada Colau per la quale il Nobel deve andare a Msf e alla Ong catalana Proactiva Open Arms "Lo meritate - scrive su twitter - o Salvi vite o sei corresponsabile della morte" dei migranti. "Mi attiverò con ogni mezzo e attraverso ogni canale" afferma il titolare di via XX Settembre nel corso della festa della Marina ad Ancona "per avanzare la proposta di candidatura della Marina Militare e di tutte le componenti che hanno partecipato ai salvataggi al premio Nobel per la Pace". Perché si tratta di persone che hanno profuso in questi anni un "impegno straordinario per assistere e salvare migliaia di vite umane nelle acque del Mediterraneo". Persone di cui essere "orgogliose" e alle quali va il grazie del paese "per il vostro senso del dovere e per il vostro coraggio". Il Mediterraneo, dice ancora Trenta, "per secoli ha costituito il collante geografico, culturale, sociale, religioso ed economico tra il Nord e il Sud del nostro mondo" ed invece negli ultimi anni, a causa degli "stravolgimenti che hanno colpito i Paesi del Nord Africa e del Medio Oriente, si è trasformato, purtroppo, in un luogo di instabilità e insicurezza dove vengono a manifestarsi tematiche che hanno origine al di fuori".

Per questo con il loro lavoro uomini e donne della Marina, e degli altri corpi impegnati nei soccorsi, hanno "onorato il nostro Paese". Parole che toccano anche la Guardia Costiera, inquadrata nel ministero delle Infrastrutture ma composta da marinai, a cui ogni giorno spetta il compito di coordinare i soccorsi. L'ente che se ne occupa è l'Italian Maritime Rescue Coordination Centre, co- nosciuto da tutti come Imrcc - e inquadrato funzionalmente nella centrale operativa della Guardia Costiera a Roma, nella sede del ministro delle Infrastrutture - istituito con la legge 147 del 1989 che ha ratificato nel nostro paese la Convenzione di Amburgo del 1979, il testo che stabilisce regole e compiti per il soccorso in mare. E' Imrcc che, una volta ricevuta la segnalazione di un'imbarca- zione in difficoltà - generalmente da una chiamata satellitare direttamente da bordo dei barconi ma anche dalle segnalazioni dei mezzi aeronavali impegnati nel Mediterraneo centrale - invia nella zona l'unità più vicina e quella più adatta all'intervento richiesto.

Ed è sempre Imrcc, nel momento in cui coordina il soccorso, ad indicare il porto più sicuro dove sbarcare i migranti, d'intesa con il ministero dell'Interno


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