“Il Paese è scoraggiato”


GOVERNO/NEL MESSAGGIO DI FINE D’ANNO MATTARELLA DÀ UN RITRATTO PRAGMATICO DELL’ITALIA


ROMA. La disoccupazione, l’economia che stenta, il disagio sociale. E la corruzione trasversale che mina la fiducia dei cittadini e alimenta il populismo. Un ritratto duro e pragmatico dello stato del Paese è quello che Sergio Mattarella sta costruendo in queste ore per il tradizionale discorso di fine anno. Un messaggio conciso (meno di venti minuti) che almanacca senza ipocrisie i ritardi della politica, ricorda le tante cose da fare attraverso un linguaggio semplice che non vuole nascondere ai cittadini i tanti problemi da risolvere. Ma che riporta in superficie le energie sopite del Paese, i valori etici e la voglia di andare avanti mai domata. Con un paletto non nuovo che dominerà il dibattito politico del 2017: un richiamo a fare le nuovi leggi elettorali, insieme, presto ma bene. Soprattutto trovando una formula che renda omogeneo il voto per Camera e Senato. Prova non facile per i partiti che sembrano incagliati su posizioni assai diverse, mentre cresce lo scontro sui tempi di nuove elezioni tra chi le vorrebbe entro giugno e quanti apertamente puntano a finire la legislatura. Ma al di là di questo passaggio di stretta attualità politica il presidente della Repubblica riporterà oggi in diretta televisiva le contraddizioni che sta toccando con mano da quando è salito al Quirinale. Un Paese “sfiduciato e scoraggiato” che si allontana da partiti e istituzioni ma che resta vitale nelle sue guide morali, capace ancora di generosità e forte solidarietà. Come dimostrato dall’impegno collettivo post-terremoto.Difficile per il capo dello Stato cogliere l’equilibrio di questa Italia divisa, schiacciata tra paura del futuro e impalpabili venti di ripresa. Superato agilmente lo scoglio della sua prima crisi di governo, Mattarella non può che tenere la barra dritta spiegando agli italiani che c’è sì un nuovo esecutivo, ma che la maggioranza parlamentare è forte abbastanza da non cadere in stati depressivi che giustificano l’inazio- ne. La cura del sistema bancario, il referendum sul jobs act, la possibilità di una manovra aggiuntiva, le relazioni con Bruxelles, il dossier sull’immigrazione e quello sulla sicurezza interna. Ce n’è di lavoro da fare tra le pieghe parlamentari della riforma della legge elettorale e il presidente vigilerà anche nel 2017. Magari con la “persuasione” senza clamori mediatici, come è nel suo stile. Appuntamento oggi quindi: alle 20.30 con una nuova location interna. Abbandonato il salottino del suo appartamento dove si presentò per la prima volta agli italiani, Mattarella parlerà da una delle sale del Torrino del Quirinale, il punto più alto del palazzo con una splendida vista della capitale


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