Il Papa: essere luci nel buio

L’APPELLO DI FRANCESCO PER LA SIRIA DOPO LA MESSA PER I CINQUE NUOVI SANTI



di Francesco Gasparroni

CITTA’DEL VATICANO. Come cristiani occorre saper essere “luci gentili” tra “le oscurità del mondo”, e anche guarire da “vizi, paure, chiusure”. Papa Francesco celebra in Piazza San Pietro, davanti a 50 mila fedeli da tutto il mondo, la messa col rito di canonizzazione di cinque nuovi santi, e li indica tra l’altro a modelli della “santità del quotidiano”. “Il cristiano possiede una pace profonda, silenziosa, nascosta, che il mondo non vede. Il cristiano è gioioso, tranquillo, buono, amabile, cortese, ingenuo, modesto; non accampa pretese, il suo comportamento è talmente lontano dall’ostentazione e dalla ricercatezza che a prima vista si può facilmente prenderlo per una persona ordinaria”, dice citando il più noto dei cinque canonizzati, il cardinale britannico John Henry Newman (1801- 1890), convertitosi dall’anglicanesimo e ritenuto tra i precursori del Concilio. E aggiunge: “chiediamo di essere così, ‘luci gentili’ tra le oscurità del mondo”. In piazza, nella delegazione del Regno Unito, c’è il principe Carlo, mentre il presidente Sergio Mattarella e il vice presidente del Brasile Hamilton Martins Mourao, sono tra le rappresentanze degli altri Paesi dei nuovi santi: la religiosa romana Giuseppina Vannini (1859-1911), cofondatrce delle Camilliane; la suora indiana Maria Teresa Chiramel Mankidiyan (1876-1926); la suora brasiliana Dulce Lopes Pontes (1914-1992); la svizzera Margherita Bays (1815-1879), terziaria francescana. Il Papa saluta prima della messa, in Basilica, Mat- tarella, il principe Carlo e gli altri ospiti, e all’Angelus sottolinea che “con la loro testimonianza evangelica, questi santi hanno favorito la crescita spirituale e sociale nelle rispettive Nazioni”. Ma sempre all’Angelus non manca di lanciare un forte appello dopo l’offensiva turca nel nord della Siria. “Il mio pensiero va ancora una volta al Medio Oriente”, dice con tono accorato. In particolare, “all’amata e martoriata Siria da dove giungono nuovamente notizie drammatiche sulla sorte delle popolazioni del nord-est del Paese, costrette ad abbandonare le proprie case a causa delle azioni militari: tra queste popolazioni vi sono anche molte famiglie cristiane”. “A tutti gli attori coinvolti e anche alla Comunità Internazionale; per favore, rinnovo l’appello ad impegnarsi con sincerità, con onestà e trasparenza sulla strada del dialogo per cercare soluzioni efficaci”, afferma il Papa. La “preoccupazione” del Papa si manifesta anche sulla drammatica situazione in Ecuador: “mi unisco al dolore per i morti, i feriti e i dispersi. Incoraggio a cercare la pace sociale, con particolare attenzione alle popolazioni più vulnerabili, ai poveri e ai diritti umani”. Nell’omelia, Francesco - che prima della messa riceve in udienza la Nazionale azzurra di calcio - commentando il Vangelo dice che “come i lebbrosi, anche noi abbiamo bisogno di guarigione, tutti. Abbiamo bisogno di essere risanati dalla sfiducia in noi stessi, nella vita, nel futuro; da molte paure; dai vizi di cui siamo schiavi; da tante chiusure, dipendenze e attaccamenti: al gioco, ai soldi, alla televisione, al cellulare, al giudizio degli altri”. Ecco quindi che “il Signore libera e guarisce il cuore, se lo invochiamo, se gli diciamo: ‘Signore, io credo che puoi risanarmi; guariscimi dalle mie chiusure, liberami dal male e dalla pau- ra, Gesù’”. Il Papa invita a invocare “il nome di Gesù, che significa ‘Dio salva’”. “La fede cresce così - afferma -, con l’invocazione fiduciosa, portando a Gesù quel che siamo, a cuore aperto, senza nascondere le nostre miserie”.

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