Il Papa implora il perdono


IRLANDA/HA CONCLUSO UNO DEI VIAGGI PIÙ DIFFICILI DEL SUO PONTIFICATO


DUBLINO. “Perdono”: è questa la richie- sta implorata e ripetuta più volte del Papa. Perdono per chi ha commesso abusi. Per- dono per chi non ha voluto ascoltare le vittime. Perdono per chi sapeva ed è ri- masto in silenzio. Perdono anche per quei bambini “allontanati dalle loro mamme”, colpevoli solo di essere povere.

Papa Francesco lascia così l’Irlanda in uno dei viaggi più difficili del suo pon- tificato. Il Papa però guarda al futuro e insiste sulla necessità di “verità e giusti- zia”, unica via per poter perseguire quel- l’obiettivo del “mai più” sugli abusi di qualsiasi tipo. La giornata era cominciata al santuario mariano di Knock. Meno fred- dezza, qui, rispetto ai cattolici della capi- tale. Nel pieno della verde campagna ir- landese la gente è accorsa sulla via per salutarlo anche solo per un attimo.

Saranno in 45mila al santuario per pre- gare con lui l’Angelus. “Imploro il perdo- no del Signore per questi peccati, per lo scandalo e il tradimento avvertiti da tanti nella famiglia di Dio. Chiedo alla nostra Madre Beata di intercedere per la guari- gione di tutte le persone che hanno subito abusi di qualsiasi tipo e di confermare ogni membro della famiglia cristiana nel riso- luto proposito di non permettere mai più che queste situazioni accadano”, ha detto il Papa. I fedeli lo interrompono più volte con applausi.

Ma anche nella messa finale al Phoenix Park, a conclusione dell’Incontro Mondia- le delle Famiglie (il prossimo sarà a Roma nel 2012), a sorpresa il dossier pedofilia entra all’interno della stessa liturgia. Fran- cesco sostituisce l’atto penitenziale che si recita all’inizio della messa per un elenco di ‘mea culpa’.

Dentro ci sono tutti coloro che hanno sofferto: i sopravvissuti che da bambini hanno subito abusi sessuali dal prete del- la loro parrocchia, le ragazze che si erano fidate delle suore e si sono viste scippate

dei loro figli, i seminaristi che hanno su- bito mobbing dai superiori. “Perdono”, continua a ripetere il Papa. Una contrizio- ne che commuove ma che non convince del tutto le vittime.

In contemporanea alla grande messa del Phoenix Park, si svolge in un altro luo- go di Dublino, al Garden of Remembrance, una manifestazione delle vittime. Diversi gli striscioni contro il clero ma non viene risparmiato neanche lo stesso Papa.

C’è una Chiesa da ricostruire, in Iranda e in molte altre parti del mondo, e il Papa riconosce il cammino per la traspa- renza intrapreso dai vescovi irlandesi.

Ma sono solo primi passi: il Papa chie- de il “coraggio” di andare avanti e di as- sumere decisioni che veramente rendano “giustizia” a chi ha subito abusi e ancora ha ferite aperte.

Infine, come una bomba ad orologe- ria, spunta dall’America una lettera dura a firma dell’ex Nunzio a Washington, mons. Carlo Maria Viganò. Parla dell’or-

mai ex cardinale McCarrick, accusato, condannato e allontanato dallo stesso col- legio cardinalizio. “Francesco era stato in- formato, ora deve dimettersi”: questa in sintesi la richiesta dell’ex ambasciatore vaticano.

La Santa Sede non commenta ma è evi- dente che intorno allo scandalo della pedofilia si alza un clima di veleni, al- l’interno delle stesse mura della Chiesa, che alimenta una crisi sempre più diffici- le da superare.


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