Il Pd “va aggiustato”



ROMA. Si parlerà “solo di politica estera” oggi in assemblea Pd. E non potrebbe essere altrimenti, affermano dal Nazareno, nelle ore in cui arriva la notizia di un nuovo attentato, a Monaco di Baviera. Matteo Renzi parlerà di Europa, della svolta che serve, con ancor più urgenza dopo la Brexit, nelle politiche del- l’Unione europea. E naturalmente della minaccia rappresentata dal terrorismo, della necessità di una risposta unitaria.

Si annuncia dunque poco spazio per la po- litica interna e per i problemi del partito. Ma il tema è sentito, assicurano dalla minoranza Dem, e non è escluso che non venga sollevato nel dibattito assembleare.

Una riflessione va fatta, riconosce Luca Lotti, ma non sulla struttura o composizione della segreteria, bensì sulla “forma partito e su come rimettere a posto quello che non va”. Il sottosegretario alla presidenza del Consi- glio risponde a una domanda, giovedì sera, alla festa dell’Unità di Prato. Si era fatto il suo nome come nuovo vicesegretario unico, per prendere in mano le redini del partito. Lotti è tranchant: “Non ci penso nemmeno”, sbotta.

Poi però aggiunge: “Non sta a me deciderlo, se mi verrà chiesto valuteremo la pro- posta”. Dopo le comunali, in effetti, Renzi ha aperto alla possibilità di un ‘rafforzamento’ della segreteria e una riorganizzazione sui ter- ritori. “Il partito qui sembra senza vita”, denuncia da Napoli Antonio Bassolino.

Ma non dovrebbe essere l’assemblea di oggi, convocata all’hotel Parco dei principi di Roma, la sede per parlarne. Anche perché, osserva Lotti, non è una questione di nomi o ‘caselle’: “Qualcosa in questi due anni di gestione della nostra segreteria forse non è andato bene”, dice da ex responsabile Organizzazione. Ma il vero tema è come “aprire” il Pd anche a chi viene “da altri partiti”, magari con forme di tesseramento a termine.

Basta con le liti tra correnti: “E’ finito quel tempo, ci portano via tutti”. Di più. Lotti invi- ta tutti a concentrarsi sulla sfida referendaria. La consultazione si terrà non a ottobre ma “a novembre” (il 6 e il 20 le date più ‘quotate’). E da settembre il Pd ha programmato di lanciare la sua campagna a tappeto in tutta Italiaper il sì. Ma il ministro Maria Elena Boschi si sta già spendendo in incontri alle feste del- l’Unità o nei nascenti comitati: “E’ facile dire No perché non si offre un’alternativa, dire di sì è invece coraggioso”, suona la carica da Milano. Le riforme, aggiunge confermano la linea della spersonalizzazione, non sono “del governo o dei partiti ma riguardano tutti, a prescindere da chi si vota”. Certo, ribadisce il ministro Andrea Orlando, se vincesse il no “ci sarebbero conseguenze politiche”. Un punto su cui la maggioranza Pd preme è la mancanza di un legame tra il referendum e la legge elettorale. Ma proprio sulle modifiche all’Italicum insiste la minoranza Dem: la richiesta di un’iniziativa ufficiale di Renzi per cambiare l’Italicum potrebbe essere esplicitata in assemblea. “Serve una svolta sociale e istituzionale anche per arginare i populismi”, affermano i bersaniani. Mentre in politica estera sono più ridotte le distanze dalla linea di Renzi: serve uno “scatto, un contropiede” dell’Italia in Europa.


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