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Il “Pirata” Lolli estradato in Italia: elevata pericolosità

ROMA/Traffico di armi per gli affiliati di al Qaeda



RIMINI. Dimagrito, apparentemente calmo e in buona salute, Giulio Lolli aveva un aspetto eccezionalmente ordinario ieri mattina quando è arrivato a Roma dopo essere stato espulso da Tripoli che l'ha condannato all'ergastolo per terrorismo e traffico d'armi. Completo grigio e capelli rasati, per l'uomo che solo due anni fa si faceva fotografare dai giornali nelle vesti di un indomito capitano che solcava il mare libico al timone di veloci imbarcazioni. La latitanza lunga nove anni del "pirata", come si faceva chiamare l'imprenditore 54enne originario di Bertinoro (Forlì-Cesena), è finita ieri mattina quando è stato consegnato al Ros dei Carabinieri grazie all'intervento diplomatico dell'Ambasciata Italiana di Tripoli, dell'Ufficiale di Collegamento della Polizia di Stato, in accordo con il Ministero della Giustizia, Ministero degli Esteri e sotto l'impulso della Procura della Repubblica di Rimini e quindi del sostituto procuratore Davide Ercolani. Tre le ordinanze di custodia cautelari notificate ieri a Lolli, due del Tribunale di Rimini per associazione per delinquere, truffa ed estorsione e una più recente emessa dal gip del Tribunale di Roma per terrorismo e traffico di armi. "Concreto e attuale il pericolo che possa commettere reati in armi e di terrorismo, stanti la gravità dei fatti e l'inserimento in un chiaro contesto eversivo", scrive il gip di Roma, Cinzia Parasporo. Accogliendo la richiesta del pm Sergio Colaiocco, il gip ha definito Lolli come soggetto "dall'elevatissima pericolosità che ha vissuto in Libia diversi anni figurando tra i comandanti del cartello islamista denominato Majlis Shura Thuwar, formazione jihadista controllata dall'organizzazione terroristica Ansar Al Sharia (affiliata ad Al Qaeda), molto attiva nel 2017 a Bengasi, fino al suo definitivo scioglimento avvenuto due anni fa, e con base operativa a Misurata. Da lì, Lolli si occupava di garantire alle milizie i rifornimenti di armi, approvvigiona- menti che avveniva via mare, potendo mettere a disposizione almeno due mezzi navali (Mephisto e Leon) fatti venire dall'Italia". Nel provvedimento del gip, sono citati anche i risultati di una rogatoria internazionale dalla quale emerge che l'italiano era "detenuto dal 17 dicembre 2017 nel carcere di Mitiga (Tripoli) con l'accusa di terrorismo per la collaborazione fornita al gruppo armato denominato Shura di Bengasi oltre che di detenzione illegale di una pistola e trattenimento illegale in Libia". Lolli, però, quando è stato arrestato a Tripoli due anni fa, era già considerato latitante. Nove anni fa il sostituto procuratore Davide Ercolani, lo aveva indagato per associazione per delinquere, truffa, falso e appropriazione indebita. "Fisicamente mi dicono che Lolli stia bene ed è in carcere a Roma - spiega l'avvocato Antonio Petroncini, difensore di Giulio Lolli -. Nutro invece un certo grado di perplessità per quanto riguarda le nuove accuse di traffico d'armi e terrorismo dell'ordinanza di custodia cautelare del gip di Roma". "Sto attendendo la notifica dell'ordinanza - ha aggiunto il legale - dalle notizie francamente mi sfugge il collegamento tra il mio assistito e le due imbarcazioni che secondo le accuse sarebbero state usate per trasportare armi. Perché comunque bisogna pensare che Lolli prima di andare in Libia ha passato del tempo in Tunisia, poi in Libia dove era stato arrestato una prima volta durante il regime di Gheddafi e poi liberato durante la rivoluzione. Non si capisce come quelle due barche fossero ancora a distanza di tempo nella disponibilità di Lolli"

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