Il presidente: graziare i soldati Usa condannati per crimini di guerra



WASHINGTON. C’è Edward Gallagher, un Navy Seal che in Iraq aprì il fuoco contro dei civili inermi, falciando una donna che indossava un hijab a fiori e un anziano disarmato. Non solo: tempo dopo catturò e accoltellò a morte un teenager vantandosene in alcuni sms inviati a dei commilitoni.

Ma c’è anche il maggiore dei Berretti Verdi Methew Golsteyn, che in Afghanistan uccise a freddo un uomo appena rilasciato, sembra per vendicarsi di un attentato contro i soldati americani. E ancora un cecchino dei Marines che dopo aver ucciso un combattente talebano urinò sul suo cadavere.


Per la giustizia militare americana sono tutti stati condannati o in attesa di giudizio per crimini di guerra. Per Donald Trump, invece, sono ‘eroi’, ingiustamente perseguiti e puniti solo per aver cercato di svolgere il proprio dovere rischiando ogni giorno la vita.

Per questo il presidente americano li vuole graziare e - secondo quanto riporta il New York Times - ha già ordinato ai vertici del Dipartimento di giustizia e delle forze armate la preparazione immediata di tutta la documentazione necessaria.


Bisogna fare in fretta, perché il tycoon vuole annunciare la grazia per il 27 maggio, la ricorrenza del Memorial Day, il giorno in cui negli Usa si commemorano i soldati americani caduti di tutte le guerre.

Un iter di urgenza quello richiesta dalla Casa Bianca per bypassare le tradizionali procedure seguite per la concessione della grazia, come fu fatto per il controverso ex sceriffo dell’Arizona Joe Arpaio, noto per le sue posizioni razziste, o per l’ex ufficiale dell’esercito Michael Behenna, condannato per aver ucciso un prigioniero iracheno nel corso di un interrogatorio.

I primi a essere preoccupati da questa ondata di militari accusati di gravi crimini e poi graziati sono proprio i vertici delle forze armate americane. Che temono che così si mettano a rischio sia il principio di ordine e disciplina nei ranghi militari, sia la legittimità della legge marziale.

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