Il pugile E’ stato un furto: vittoria politica


Russo e Pellegrini escono di scena fra rabbia e delusione


RIO DE JANEIRO. Clemente Russo saluta i Giochi, ma più dei pugni del russo campione del mondo Eugeny Tishenko a fargli male - dice il partenopeo - sono le valutazioni dei giudici.

“E’ una vittoria della politica e non dello sport”, urla dopo il match anche l’infuriato ct del pugilato italiano Francesco Damiani, al quale non va giù il verdetto con cui il suo peso massimo è stato dichiarato sconfitto ai punti da Tishenko.

Il gigante della squadra targata Mosca è uno dei tanti “riammessi” dopo lo scandalo doping, e va avanti con una decisione che prende i fischi dal pubblico - come per tanti altri atleti russi in giro per le Olimpiadi -.Abordo ring i dirigenti italiani si chiedono, memori anche di quanto si vide a Londra ai danni di Roberto Cammarelle, se abbia ancora senso mantenere il pugilato nel programma olimpico: “Altro che nobile arte....”, mormorano in zona mista.

In realtà l’azzurro ha sì fatto il match, ma paga il fatto di essere calato nella terza ripresa, e si sa che nel pugilato dei Giochi a livello di valutazioni può influire molto il comportamento nei minuti finali. Proprio su questo ha fatto leva Tishenko, che si è aggiudicato di misura l’ultimo round convincendo poi chi giudicava a premiarlo anche a livello globale.

Con l’eliminazione di “Tatanka”, che se avesse vinto sarebbe andato per la terza volta in medaglia ai Giochi, il bilancio della spedizione della boxe azzurra a Rio sta in ogni caso diventando fallimentare (due soli atleti ancora in lizza, ma solo perché non hanno ancora combattuto); nel caso di ieri, sostengono all’angolo del pugile di Marcianise, le valutazioni vanno fatte tenendo conto anche di certi giudizi dei giudici. Ecco perché Russo insiste a sottolineare nel dopo match che “anche chi non capisce di pugilato oggi ha visto che avevo vinto”.

Da parte russa, ovviamente, non sono così convinti che gli italiani abbiano ragione. Intanto dalle macchinette ai giudizi la polemica resta, e la boxe olimpica, visti anche certi altri verdetti di oggi come quello che premia un brasiliano, continua a non rappresentare al meglio l’immagine dei Giochi, “e a favorire sempre gli stessi”, come ripete Damiani. Contro un rivale di nove anni più giovane e quindici centimetri più alto, Clemente aveva fatto il match, anche con spavalderia, con una prima ripresa condotta come ai bei tempi, prendendo sistematicamente il tempo al rivale che “pedalava” all’indietro e colpendolo con tre bei ganci. Nel secondo “tempo” si era un po’ disunito ma aveva piazzato altri colpi, subendone da Tishenko, ma prendendo dei rischi solo quand’era necessario (“Io mi so gestire bene”).

Aveva tenuto a bada il rivale campione del mondo Aiba in carica, poco disposto a sua volta a rischiare. C’era stato anche un abbraccio al termine del quale i due erano volati a terra, poi la sfida era subito ripresa. Dopo una terza ripresa in cui l’azzurro appariva un po’ stanco, ecco la conclusione più amara per un movimento, quello pugilistico italiano, che ora potrebbe essere tornato all’anno zero. Infatti qui a Rio il cammino non si annuncia facile neppure per il supermassimo Guido Vianello e per la fighter campana Irma Testa, unica ragazza della squadra.

Intanto Clemente Russo non ci sta a finire così, a 34 anni e dopo quella che ritiene una “non sconfitta” e garantisce che continuerà con questo sport che dice di amare da morire. “La fortuna di questi signori - spiega nonostante l’amarezza - è che continuiamo ad amare pazzamente questi maledetto sport. Quindi sì, continuo altri due anni perché ho un contratto. Magari sfido Wilder per il titolo dei professionisti. Poi nel 2018 vedo come mi sento, e potrei pensare anche a qualificarmi per Tokyo. Del resto col match di oggi ho dimostrato che posso arrivarci. Ora mi prendo qualche mese di vacanza, poi torno a fare ‘cavolate’ in televisione, così farò schiattare molti per l’invidia”.

Il “labbro” del pugilato italiano esce quindi con rimpianto dai Giochi carioca. La sua boxe potrà non piacere ma porta risultati. Due titoli mondiali e altrettanti argenti olimpici non si vincono per caso, ma ora Russo non si dà pace per quanto gli è successo sul ring del Riocentro. E già pensa a “ballare” fino a Tokyo, quando cercherà di battere anche l’età.


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