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Il ritorno di Barack Obama



L’EX PRESIDENTE IN VISITA IN EUROPA NEGLI STESSI GIORNI IN CUI CI SARÀ TRUMP

NEW YORK. Tutto è pronto per il gran ritorno Barack Obama. Il rientro sulle scene - dopo una lunga vacanza nei mari del Sud - lunedì all’Università di Chicago, dove farà il suo primo intervento ufficiale da ex presidente davanti a centinaia di studenti. Dopo una tappa a Boston - dove riceverà il premio Jfk dalle mani di Caroline Kennedy - al via un primo tour in Europa. Il primo appuntamento a Milano per parlare al Global Food Innovation Summit. Poi il 25 maggio sul palco a Berlino (davanti alla Porta di Brandeburgo) per un evento con la cancelliera Angela Merkel: una sorta di endorsement a pochi mesi dalle elezioni in Germania. A seguire, il 26 maggio, la visita ad Edimburgo nel delicato momento dei rapporti ‘post Brexit’ tra la Scozia e il governo di Theresa May. Di fatto quello di Obama nel Vecchio Continente sarà un vero e proprio ‘contro-tour’, visto che le sue date coincidono con il primo viaggio Oltreoceano da presidente di Donald Trump: il 25 maggio al vertice Nato di Bruxelles e il 26 maggio al G7 di Taormina. Insomma, entrambi in missione in Europa negli stessi giorni: il tyco-on a caccia di quella popolarità di cui Obama gode ancora ampiamente tra gli euro- pei. Anche se l’essersi schierato contro la Brexit non ha portato al risultato auspica-Difficile comunque - sottolinea la gran parte degli osservatori - che l’ex inquilino della Casa Bianca decida di attaccare direttamente il successore, che sta tentando in tutti i modi di smontare l’eredità lasciata dal primo presidente afroamericano in otto anni di mandato: dalla sanità all’ambiente passando per l’immigrazione. La convinzione di Obama - spiegano alcuni dei suoi più stretti collaboratori - è che in questa fase scegliere la linea dello scontro sarebbe controproducente, e finirebbe solo per galvanizzare l’elettorato conservatore. E - non bisogna scordarlo,ripete Obama ai suoi - all’orizzonte c’è la partita delle elezioni di metà mandato del 2018. Da lì si spera riparta la corsa dei democratici per la riconquista della Casa Bianca nel 2020. Ma il pressing sull’ex presidente per- ché invece faccia sentire subito con determinazione la sua voce è asfissiante. In un momento in cui il mondo liberal sente la mancanza di una leadership forte. Col partito diviso tra diverse anime e alla ricerca di una vera guida. E non basta l’appello all’unità lanciato nelle ultime ore da Hillary Clinton a Bernie Sanders e al presidente del Democratic National Committee Tom Perez.


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