“Il Senato mi assolverà”

UCRAINA/TRUMP ATTACCA ROMNEY, UNICA VOCE REPUBBLICANA FUORI DAL CORO



WASHINGTON. E’ scontro aperto tra Camera e Casa Bianca nell’indagine di impeachment sull’Ucrainagate. Ma Donald Trump sembra ormai rassegnato alla prospettiva che sarà messo in stato d’accusa, preparandosi ad un’epica battaglia per difendersi, nella quale prevede che la House, a maggioranza democratica, approverà i capi di imputazione dell’impeachment e il Senato, controllato dai repubblicani, lo assolverà. “Sfortunatamente i dem alla Camera hanno i voti e sono tutti allineati, ma noi vinceremo al Senato”, profetizza il tyco-on, finito sotto indagine dopo la denuncia di uno 007 ‘talpa’ per la telefonata con cui chiese al presidente ucraino Volodymir Zelensky di far indagare il suo principale rivale nella corsa alla Casa Bianca, Joe Biden, e il figlio Hunter. Il fronte repubblicano per ora è silenziosamente com- patto: unica voce fuori dal coro Mitt Romney, che Trump ha subito messo a tacere via Twitter definendolo un “perdente” e un “idiota presuntuoso”. La macchina giudiziaria della Camera avanza velocemente e implacabilmente, tra interrogatori e ‘subpoena’, i mandati giudiziari con cui ha chiesto documenti al segretario di Stato Mike Pompeo e, l’altro ieri, anche alla Casa Bianca e al vicepresidente Mike Pence, con un ultimatum che scade il 18 ottobre. “Ci rammarichiamo profondamente che il presidente Donald Trump abbia messo noi, e la nazione, in questa posizione, ma le sue azioni non ci hanno lasciato altra scelta che emettere questo mandato”, hanno spiegato i presidenti delle tre commissioni della Camera che stanno indagando. Una richiesta separata è stata mandata a Pence per chiarire il suo ruolo nella vicenda. Un eventuale rifiuto, hanno avvisato i dem, sarà considerato prova di ostruzione della giustizia: anche questo un reato da impeachement. Trump, Pence e Pompeo cercano di prendere tempo, difendono il loro operato, denunciano una “persecuzione”, un’ inchiesta “politica”, avanzano contestazioni procedurali e di merito che potrebbero finire sino alla corte suprema. Ma la strada è segnata. Pare solo questione di tempo. Incombe tra l’altro una seconda talpa contro il presidente: il New York Times ha rivelato che un altro 007, con informazioni più dirette degli eventi della prima talpa, sta valutando se formalizzare una propria denuncia come ‘whistleblower’ (gli informatori protetti dalla legge) e testimoniare al Congresso. Ma già dalle prime testimonianze di diplomatici americani e dagli sms che si era- no scambiati sembra emergere che gli Stati Uniti condizionarono gli aiuti militari a Kiev e una visita alla Casa Bianca di Zelensky all’avvio di un’inchiesta su Joe Biden e il figlio Hunter, che era nel board di una società energetica ucraina quando il padre gestiva il dossier di quel Paese. L’ex vicepresidente ha negato “ogni conflitto di interesse in Ucraina o altrove” ma anche alcuni quotidiani liberal evocano un problema di opportunità che potrebbe minare la sua campagna. Avvantaggiando così Elizabeth Warren, che nei sondaggi e’ alle sue spalle e nell’ultimo trimestre ha raccolto più soldi di lui: 24,6 milioni di dollari contro 15,2. Se poi Bernie Sanders fosse costretto a ritirarsi per problemi di salute, dopo l’attacco di cuore, la senatrice progressista potrebbe ereditarne la base affine e diventare il frontrunner dem.

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