Il silenzio dell’Occidente



MENTRE IL KURDISTAN E LA VOLONTÀ DEL POPOLO VENGONO CALPESTATI

Nel mentre il mondo tace, creando un silenzio quasi assordante, il Kurdistan e la volontà del popolo curdo vengono calpestati, per l’ennesima volta dalla prepotenza di chi ambisce al controllo dell’intero Medio Oriente. Ma andiamo per gradi. Nelle scorse settimane abbiamo assistito ad un un inedito, almeno per la regione, esercizio di democrazia con un referendum di portata storica e morale, di valore inestimabile. Il popolo curdo si è recato in massa alle urne, scegliendo pacificamente il proprio futuro, deline- ando liberamente il proprio avvenire, assurgendo ad una tanto agognata libertà che merita e che cerca ormai da tempo immane. Forti del supporto americano e israeliano, I curdi finalmente intravedevano una luce in fondo al tunnel del controllo esterno, della sopraffazione politica e territoriale delle vicine potenze, Iran e Turchia su tutti.Ma, al primo campanello di allarme, al primo spiraglio di crisi nella regione, l’intero Occidente ha fatto un disonorevole passo indietro, lasciando sostanzialmente in balia degli eventi Er- bil, i curdi e il Kurdistan. Poco ha contato che i curdi e i peshmerga, stiano facendo un lavoro incredibile nell’abbattere il predominio Isis tra Iraq e Siria, con costi umani ed economici esorbitanti. E tutto ciò non fa altro che gettare discredito e ombra su una civiltà, quella occidentale appunto, che è, o dovrebbe essere il faro storico della democrazia e della libertà nel mondo. Ma di questa re- sponsabilità morale l’Occidente sembra oggi non sapere cosa farsene. Anzi, strizza talvolta l’occhio a chi vuol ridurci in cenere, a chivuol spezzare le nostre radici, a chi vuole relegare a piccole pagine di storia i nostri traguardi, i nostri progressi, i nostri valori. L’assalto compiuto dall’esercito regolare iracheno ai danni del Kurdistan, azione peraltro compiuta senza il benché minimo avviso, ha comportato un rapido ripiegamento delle truppe curde ormai abbandonate a se stesse verso Erbil. La motivazione ufficiale alla base di questo atto di guerra, perché tale è, viene relegata tra “i motivi di sicurezza nazionale”. Duole considerare che dietro questo attacco vi è la mano macabra del governo ultrafondamentalista iraniano, che mai accetterà la creazione di uno Stato libero, indipendente e democratico nel cuore di una regione in cui queste parole suonano come un’eresia. Ma sebbene il ruolo iraniano sia deplorevole, il silenzio che ruota intorno a questi eventi di certo non rende onore alle democrazie occidentali, sempre più deboli e schiave del politically correct. Il governo curdo di Masud Barzani, dal canto suo, punta il dito non solo sull’azione illegittima compiuta dal governo iracheno, ma soprattutto sull’Unione Nazionale Curda, altro partito della galassia curda, colpevole di aver spalancato le porte alle milizie irachene e di aver generato un massacro che si poteva facilmente evitare. Ma soprattutto accusa tale partito di aver tradito la causa curda e la volontà del popolo curdo e di questo, certamente, non possiamo biasimarlo. A fare da contorno a questa ennesima disfatta della democrazia e della volontà popolare in Medio Oriente, il ritiro in Kurdistan del go- vernatore provinciale, Najmuldin Karim, membro dell’Unione patriottica del Kurdistan (Upk), che aveva fatto innalzare le bandiere curde accanto a quelle irachene sugli edifici pubblici dopo il referendum per l’indipendenza del Kurdistan appunto stravinto dai sì il 25 settembre scorso ma, come gia detto, considerato illegittimo da Baghdad. I peshmerga, un popolo maidomo e sempre pronto a difendersi con tutti i mezzi necessari, ha dichiarato che Baghdad pagherà un prezzo carissimo per questo oltraggio. Ed ecco che, dopo quanto di cui sopra, emerge chiaramente quanto un conflitto su vasta scala sia ormai imminente. Da una parte il Kurdistan, libero e democratico. Dall’altra parte, tutta una serie di Paesi, che di tali ideali non sanno proprio cosa farsene. Iran, Turchia, ma anche Bahrein e Qatar, da sempre vicinissimi al fondamentalismo islamico e contrari alla nascita ddemocrazie di stampo occidentale in Medio Oriente. In tutto ciò, rimane una grande incognita, ovvero il ruolo della Comunità Internazionale e dell’Occi- dente in particolare. Si continuerà a tacere dinanzi a cotanto scempio, o si prenderà una posizione netta, chiara, a favore non solo della volontà curda, ma degli ideali per cui da sempre ci dichiariamo profeti e sostenitori? Nell’immediato futuro, probabilmente, troveremo una risposta alle nostre domande.


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