Il sogno dell’indipendenza



KURDISTAN/IL POPOLO VOTA IL REFERENDUM PER DECIDERE IL PROPRIO FUTURO

In queste ore, in un lembo di terra stretto tra l’Iraq e la Siria, la Turchia di Erdogan e l’Iran degli ayatollah, il coraggioso popolo curdo sta votando e, sostanzialmente, decidendo il futuro del Kurdistan. La scelta è tra la tanto agognata indipendenza o un futuro all’insegna del controllo da parte di forze e agenti esterni, che da tempi non sospetti, usano questo territorio per il proprio predominio nella regione. Ma andiamo per gradi. Il Kurdistan indipendente è un sogno, o un obiettivo, da tempo nelle menti e nei cuori del popolo curdo. Sul perché questa indipendenza non sia avvenuta negli anni, anzi nei secoli addietro, c’è una foltissima narrativa a riguardo. Ciò che dovremmo considerare noi, come occidentali, su cosa potrebbe comportare una nuova nazione forte e finalmente nostra alleata, in un Medio Oriente sempre più fondamentalista e infiammato. Nello scenario geopolitico attuale, l’ipotetico Kurdistan independente andrebbe a collocarsi nel cuore di uno scacchiere perennemente in guerra. Iraq e Siria in perenne stato di assedio, lo Stato Islamico che non accenna alcun crollo imminente, l’imperatore Erdogan che ha trasformato la Turchia in un’enclave di fondamentalisti islamici, trasformando de facto un Paese sostanzialmente laico in una nuova Arabia Saudita, ed infine l’Iran khoemenista, sempre più lanciato nel corsa nucleare incautamente avvallata dalla precedente amministrazione americana targato Obama. In un contesto simile, sembra quasi impossibile la nascita di uno Stato libero, forte e democratico, ma forse proprio per questo motivol’Occidente deve puntare molto su questo referendum. Un Kurdistan libero ed indipendente, significherebbe finalmente avere una sponda sicura e continua nell’epicentro di una regione, oggi fonte di infiniti problemi per la stabilità geopolitica internazionale. Un esercito curdo regola- re, equipaggiato con le migliori temono,give ed armate come uno dei più avanzati eserciti occi-dentali, comporterebbe un Paese solido e temuto dalle potenze regionali, oggi impegnate ad una sostanziale spartizione territoriale, delle risorse e degli investimenti esteri. Tale esercito sarebbe, anzi lo è già, la nostra avanguardia nella guerra al Daesh e al terrorismo Islamico che domina e fa razzie nella regione. Ma, soprattutto, un popolo aperto e laico, disponibile a costruire ponti solidi e sicuri con i Paesi impegnati nella lotta al terrore, profondamente democratico e innamorato dei valori occidentali, spesso più dell’occidente odierno, comporterebbe una nuova terra democratica in una zona del mondo dove la parola democrazia equivale ad utopia. Per questo l’Occidente deve puntare molto sull’indipendenza del Kurdistan. In ballo, questa volta più che mai, non c’è soltanto la voglia di libertà di un popolo che da sempre lotta per essa. Ma c’è il futuro della parola libertà in una terra martoriata e bisognosa di tale valore. Nei giorni scorsi, durante l’assemblea plenaria delle Nazioni Unite, gli Stati Uniti e Israele, hanno finalmente dato un appoggio formale, politico e logistico a tale richiesta di libertà. Verrebbe da dire meglio tardi che mai, ma non basta, C’è bisogno di un sostegno concreto nel post referendum, perché in caso di risultato poi siti o, l’indipendenza non sarebbe comunque scontata, dati gli alti interessi in ballo delle altre potenze regionali. Ci sarebbe un rischio, più che ipotico, di un rovescio della volontà curda, di un invasione territoriale, di uno sterminio di massa. E questo l’Occidente, per dovere morale in primis e calcolo politico poi, non può e non deve permetterlo. Nelle prossime ore le urne daranno un risultato. Il popolo curdo deciderà del sul avvenire. Il Kurdistan deciderà se issare la propria bandiera su una terra che da sempre le appartiene. Il tutto in modo democratico, libero e civile. Direi non poca roba, in una regione dove tali concetti sono diventati eufemismi, se non addirittura vere e proprie eresie.


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