Il sottomarino è esploso


ARGENTINA/LA MARINA CONFERMA LA NOTIZIA PIÙ TEMUTA: LE VITTIME SONO 44


BUENOSAIRES. Otto giorni dopo la sparizione dell’Ara San Juan nelle gelide acque dell’Atlantico Sud, la Marina argentina ha confermato ieri la notizia più temuta: un’esplosione si è registrata circa quattro ore dopo, a 30 miglia di distanza, dal suo ultimo contatto con il comando operativo.

Poche parole, quelle del portavoce dellaMarina,EnriqueBalbi,chehanno fatto crollare le speranze di chi ancora era fiducioso di poter ritrovare il “San Juan” e salvare il suo equipaggio: “L’anomalia idro-acustica” rilevata lo scorso 15 novembre, intorno alle 11 del mattino, è di fatto attribuibile a “un evento anomalo, singolare, breve, violento e non nucleare”, cioè ad “una esplosione”.

Poco prima dell’annuncio alla stampa da parte del portavoce della Marina, la notizia è stata data ai famigliaridei44membridell’equipaggio del sottomarino, che da giorni aspettano notizie dei loro cari nella base navale di Mar del Plata, verso la quale si dirigeva il San Juan quando è sparito.

La loro reazione è stata immediata. E drammatica: “Non ce l’hanno fatta ad arrivare al termine della lettura del comunicato. E si sono messi a gridare”, ha raccontato alla stampa uno dei presenti, aggiungendo che ci sono stati anche episodi di violenza, con i parenti che sfogavano la loro rabbia sui mobili della base.

Mercoledì, lo stesso Balbi aveva parlato di “un nuovo indizio”, un “rumore” proveniente dall’analisi di tracce sonore sottomarine effettuato negliUsa.Ierihaspiegatocheilrumore è stato identificato dalla rete di monitoraggio delle prove atomiche dell’Agenzia Internazionale per l’EnergiaAtomica (Aiea).

E’ stato Rafael Grossi, amba- sciatore argentino a Vienna ed ex direttore aggiunto dell’Aiea, che ha trasmesso l’informazione a Buenos Aires, dopo attente verifiche da parte dei tecnici dell’organizzazione. “Ci hanno mentito, sono tutti morti da tempo!”.

“Avete ucciso mio fratello!” urlavano i famigliari dell’equipaggio. Al termine della riunione Italì Leguizamòn, moglie del sonorista del sottomarino, ha riassunto in modo brutaleilmessaggiochedicevadiaver ricevuto dalle autorità: “C’è stata un’esplosione mercoledì scorso alle 11, e ora sono tutti morti”. Intorno a lei, altri famigliari dell’equipaggio piangevano e si abbracciavano. Due donne sono svenute all’interno della base, e altri hanno sofferto diversi tipi di malore, per cui sono state chiamate varie ambulanze.

Il portavoce della Marina - che non ha mai detto esplicitamente che i marinai del San Juan sono morti - ha sottolineato che la ricerca del sottomarino prosegue con le stesse modalità di “triplo monitoraggio” usate finora. Questo suppone l’uso di sonar attivi e passivi, in dotazione alle unità navali argentine; immagini termiche, rilevate da aerei americani e monitoraggio di possibili anomalie magnetiche, a carico di un aereo antisommergibili brasiliano, che sorvola le zone interessate a bassa quota.

Dato per scontato che le possibilità di trarre in salvo i marinai del San Juan sono ormai quasi inesistenti, resta ora il problema della localizzazione del sottomarino e della profondità a cui si trova, che lo potrebbe rendere irraggiungibile.


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