Il tempo stringe per MONTELLA



MILAN/Domani il Genoa, poi Chievo e Juve: una settimana per convincere (e fare punti)

MILANO. È precaria la posizione di Vincenzo Montella sulla panchina del Milan e, senza una vittoria domani contro il Genoa, potrebbe salvarlo dall’esonero solo il calendario. Nel giro di una settimana i rossoneri affrontano anche Chievo e Juventus, quindi i tempi non sono certo ideali per gestire un cambio di guida tecnica, affidando la squadra a uno degli allenatori sul mercato, da Luis Enrique a Laurent Blanc, o uno che conosce meglio la Serie A, come Walter Mazzarri, Paulo Sousa o Francesco Guidolin. Comunque nulla si può escludere. Dopo 3 ko di fila in campionato (4 in totale, quarto posto a -7) e l’opaco pareggio di Europa League con l’Aek Atene, la situazione è delicata, ben lontana dalle ambizioni di una squadra ricostruita con oltre 200 milioni di euro. E sta venendo fuori più di una crepa nell’ambiente rossonero. La più evidente è quella fra Montella e il ds Massimiliano Mirabelli. All’indomani della deludente prova con l’Aek, i due hanno pranzato assieme a Milanello, concedendosi un abbraccio a favore di telecamere. Ma le parole pronunciate dal dirigente pochi minuti prima della partita (“Tutti hanno un tempo”) hanno avuto l’effetto quasi di delegittimare il lavoro dell’allenatore, con cui evidentemente non condivide certe analisi tecniche e tattiche. E nella serata di coppa è stata inusuale anche la scelta del ds di lasciare la tribuna, dove in genere assiste alle partite con l’ad Marco Fassone, per piazzarsi sulla balconata a ridosso della panchina. Montella se l’è cavata con la battuta di giovedì sera (“non vedo una differenza di vedute con Mirabelli. Probabilmente, più di me non è abituato a perdere: sto facendo fare da un mio amico farmacista una pillola per le sconfitte”) esortando società e tifosi a supportare i giocatori, che “non sono tranquilli”. In questi casi la miglior medicina anti-crisi sono i tre punti. L’allenatore deve assolutamente ottenerli con il Genoa, meglio ancora dimostrando di avere in mano la squadra. Alla dirigenza non dispiacerebbe vedere per qualche partita sulla stessa formazione, dopo mesi di cambiamenti. Poi in campo serve una risposta dai giocatori, in particolare dai più importanti di un gruppo molto meno compatto dell’anno scorso, e fin qui incapace di reagire alle difficoltà. “Da un mese si respira grande tensione nell’ambiente, è stata creata una situazione negativa che non aiuta il gruppo” ha spiegato a Premium Sport l’ex portiere rossonero Marco Amelia, stupito anche dalla reprimenda di Fassone dopo il secondo ko, con la Samp: “Dopo le sconfitte Galliani ci diceva di non parlare e pensare a lavorare. Dopo una sconfitta - ha notato l’ex portiere - bisogna stare in silenzio e bisogna mantenere grande serenità nel- l’ambiente, soprattutto in un gruppo che ha cambiato tanto”.


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