• Redazione

Il trionfo dell’anti-Blair


LONDRA/CORBYN DOMA UN LABOUR DIVISO. BATTE I RIBELLI E ORA PROVA A RICUCIRE


LONDRA. Aveva contro l’establishment del regno, i vecchi mandarini del partito, gran parte dei deputati, i media che contano e anche i sondaggi: allineati e coperti nel considerarlo “ineleggibile” per la carica di primo ministro. Ma da ieri il compagno Jeremy Corbyn (nella foto), 67 anni, campione di una sinistra irriducibile - pacifista, anti-austerity e anti-Blair - è il leader laburista più popolare di sempre. Sfidato da una fronda che non aveva accettato la sua ina- spettata ascesa di un anno fa, e forse non accetterà nemmeno questo epilogo, ha tuttavia fatto di nuovo man bassa di consensi nella base degli iscritti e dei sostenitori: surclassando con il 62% dei voti, un record, il 46enne Owen Smith, più giovane e ‘modernista’, candidato unico di congiurati e oppositori: 313.000 i suffragi per lui, oltre 100.000 in più di Smith e quasi 25 punti avanti. La proclamazione, arrivata alla vigilia della conferenza annuale del Labour, a Liver- pool - vecchio bastione rosso d’Inghilterra, nel calcio come nella politica - non cancella il panorama d’una formazione lacerata. Forse neppure al riparo dai fantasmi di una scissione, a dispetto degli appelli di rito all’unità riesumati in queste ore dal trionfatore e di qualche alleggerimento di tono dei suoi detrattori. Resta il fatto che, unen- do il richiamo alle radici del socialismo del tempo che fu col nuovo entusiasmo movimentista di una leva di militanti in erba, il sostegno dei sindacati della tradizione tradunionista e quello dei giovani ‘antagonisti’ di Momentum, Corbyn ha fatto il bis. Con un consenso interno senza precedenti che per ora - va detto - non pare frenare l’emorragia nell’elettorato più vasto dell’isola. Ma che lo lascia senza rivali immediati nel ruolo di capo dell’opposizione al governo conservatore di Theresa May. I contestatori che avevano puntato a liberarsene dopo il referendum sulla Brexit, imputandogli scarsa convinzione da storico euroscettico di sinistra per la causa pro

Ue e persino qualche ombra di antisemitismo, “hanno sbagliato di nuovo i calcoli: credevano d’indebolirlo e lo hanno rafforzato”, constata Laura Kuenssberg, capo dei servizi politici della Bbc. Non è bastata l’esclusione dalle urne dell’ondata dei 130.000 simpatizzanti in più che si erano registrati a partire dal gennaio 2016, ispirati in gran parte dal corbynismo di piazza, ma bollati dall’apparato come ‘entristi’ o trotzkisti’. Gli oltre 500.000 militanti che alla fine hanno potuto dir la loro sulla guida di un partito tornato ad attrarre tesserati malgrado la crisi elettorale, e a rivendicare d’essere “il più grande dell’Europa occidentale” per numero d’iscritti, sono stati più che sufficienti. Confermando in larga maggioranza la fiducia al vecchio deputato ribelle del quartiere londinese di Islington, salito sul proscenio dopo una vita da bastian contrario tra i banchi delle retrovie ai Comuni. Una fiducia che in estate gli era stata ritirata da 170 ‘compagni parlamentari’ contro 42, in quello che per il suo staff era stato e rimane “un tentato golpe”, e adesso gli ritorna con gli interessi. Tutto risolto? Proprio no. Restano i contrasti e resta lo scetticismo di molti su una linea improntata a parole d’ordine quali equità, diritti dei lavoratori, ma pure nazio- nalizzazioni e disarmo. Tuttavia l’impegno a “ricominciare da zero”, almeno sulla carta, c’è. E se la mano tesa di Corbyn per un nuovo gabinetto-ombra unitario non trova per ora il sì di molti dei capifila della ‘congiura’ dei mesi scorsi (incluso Smith), gli apprezzamenti al suo impegno per “rimettere insieme il partito” (o ricomporne i cocci) non mancano. Come pure alla promessa di porre fine alla guerra d’insulti, “abusi online, intimidazioni”. Del resto anche gli avversari Tory al potere, affidatisi alla May dopo le risse referendarie e la fine di Cameron, potrebbero rivelarsi non così saldi in assenza di legittimazione elettorale. E Jeremy - sfoggiando per una volta la cravatta, naturalmente rossa - incoraggia a sfidarli per dare al Paese “un’alternativa e un cambiamento vero” su giustizia sociale e diseguaglianze. O anco- ra su uno dei pochi temi in cui il Labour si è mostrato coeso di recente, la difesa di “una scuola per tutti”. Per oggi ci sono gli applausi, domani si vedrà.


ITALIAN LANGUAGE DAILY NEWSPAPER

PUBLISHED BY GRUPPO EDITORIALE OGGI

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER
Tutti i diritti riservati @ GRUPPO EDITORIALE OGGI e A SOAKING MEDIA