• Redazione

Il vandalo di Santa Prassede


BISOGNA PROTEGGERE IL PATRIMONIO ARTISTICO DEI LUOGHI DI CULTO



Una scia di distruzione ha U percorso nei giorni scorsi alcune chiese di Roma, quasi tutte racchiuse nel delizioso rione Monti, uno dei luoghi più incantevoli del centro storico. Un vandalo si è affacciato in quattro chiese e ha sfogato la sua furia iconoclasta facendo scempio di statue e crocifissi, con danni incalcolabili per la città e le sue bellezze. Solo per avere un’idea dell’accaduto, basti pensare che ad esempio la basilica di Santa Prassede conserva un ciclo di mosaici meravigliosi e ospita nella cappella di San Zenone la colonna che avrebbe visto flagellare Gesù. Senza dubbio la Città eterna è unica anche in questo: avere diverse centinaia di chiese zeppe di tesori e di reliquie in balia del primo che capita. E’ vero che fino al 1527, cioè prima del sacco dei lanzichenecchi, i luoghi di culto capitolini erano ancora più sfarzosi, ma accontentiamoci di quello che abbia- mo ancora oggi. La situazione di fragilità e di esposizione a possibili lesioni da parte di sconsiderati (e per le più varie ragioni) si riproduce e si moltiplica a dismisura se osserviamo la situazione dell’intera Penisola. Al di là della giusta indignazione e della rabbia che tali episodi suscitano in molti di noi, si potrebbe cominciare a pensare a mettere in campo delle misure concrete per ovviare a questi sfregi. Non sfugge a menti attente che la tutela dei beni storici e artistici potrebbe e dovrebbe costituire l’assoluta priorità per un paese come l’Italia, caratterizzato e privilegiato per l’unicità delle proprie opere d’arte. Se altri Stati avessero l’opportunità di disporre di una Pompei o di una Veneziaprobabilmente sarebbero capaci di vivere di rendita. Noi purtroppo ancora no. Non sembriamo renderci conto di ciò abbiamo fra le mani. Da un punto di vista della valorizzazione artistica, viviamo alla giornata, quasi in uno stato di catalessi: è come essere proprietari di una manciata di perle inestimabili ed avere la convinzione di avere un pugno di sabbia marina. Spesso gli uffici del turismo non parlano fra loro o adottano politiche divergenti. Ad ogni modo, e per ritornare all’episodio vandalico, a parere di chi scrive molte chiese, al di là della loro primaria funzione fideistica, dovrebbero essere considerate alla stregua di veri e propri musei e, in quanto tali, assoggettati a sorveglianza. Il nostro patrimonio storico e artistico rappresenta la più grande ricchezza italiana, che va ben al di là di una mera prospettiva di crescita economica, pur così importante. Difendere le opere d’arte racchiuse nelle chiese, così come più in generale le rovine e i monumenti sparsi copiosamente nelle regioni italiane significa tutelare noi stessi nonché la bellezza ultramillenaria che contraddistingue il nostro territorio. Prevedere una protezione per le chiese vorrebbe dire anche creare occupazione e dare un segno al mondo che gli italiani hanno rispetto e cura per la propria identità culturale, unica, privilegiata e irripetibile, patrimonio di tutta l’umanità. Da un punto di vista prettamente psicologico, anche alla lucdei tiepidi resoconti di molta stampa circa l’episodio teppistico, occorre rilevare che il vandalo di Santa Pras- sede è parente prossimo del vandalo che vive in noi, l’ostrogoto dell’indifferenza, l’unno del “tout passe, tout casse tout lasse”, l’odierno lanzichenecco che sbeffeggia l’arte, il barbaro che non andrebbe mai in un museo (se non per sfasciare qualcosa) e che forse ucciderebbe per un cellulare di ultima generazione o massacrerebbe il prossimo per dieci euro. Si può ancora reagire, ma il tempo stringe.


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