“Ilva: un delitto perfetto”



DI MAIO SI SCAGLIA CONTRO LA PROCEDURA DI GARA CHE “NON È ANNULLABILE”

ROMA. “Un delitto perfetto” dove la vittima è l’interesse dello Stato e di cittadini e lavoratori ad avere un ambiente più salubre e condizioni di lavoro migliori. Il ministro dello sviluppo economico Luigi Di Maio defini- sce così la procedura di gara che ha portato l’assegnazione del gruppo Ilva adAmInvestCo (controllata da ArcelorMittal). “Il delitto è perfetto perché la gara, ancorché viziata, non si può annullare”, spiega alla fine di una conferenza stampa convocata per illustrare il parere dell’Avvocatura dello Stato che nessuno può ancora leggere perchè coperto dalla clausola di non ostensività. “Lo renderemo pubblico quando la procedura amministrativa di verifica sulla gara sarà ultimata”, assicura il ministro che spiega saranno necessari altri 15 giorni. Infatti la procedura prosegue al ministero dell’Ambiente guidato da un fedelissimo di Di Maio, il ministro e generale dei Carabinieri Forestali Sergio Costa. ArcelorMittal, alla quale Di Maio riconosce pubblicamente la “buona fede”, tira un respiro di sollievo e conferma tramite un portavoce il suo “interesse a diventare un pro- prietario responsabile” dell’Ilva”. Ma tutti gli altri co-protagonisti insorgono di fronte a quello che sembra l’ennesimo passo verso terre, incognite e pericolose, per l’Ilva e per Taranto. “Ministro ci dica cosa vuole fare senza altri giri di parole. Se vuole chiudere lo stabilimento, si accomodi. Sarà sempre suo e del suo Governo l’onere di gestire bonifiche miliardarie e decine di migliaia di disoccupati”, tuona il sindaco di Taranto (PD) Rinaldo Melucci. “Caro Luigi Di Maio il ‘delitto (im)perfetto’ è il tuo, verso la nostra intelligenza. Se la gara è viziata annullala”, twitta l’ex ministro Carlo Calenda verso il quale sono indirizzati gli strali del vice-premier. E poi: “Il vero delitto perfetto è chiudere l’Ilva” (Bentivogli Fim); “Preoccupa incapacità grillina a gestire vicenda” (Gasparri F.I.). Graziano Delrio e Teresa Bellanova chiedono a Di Maio di “smetterla con le chiacchiere e riferire in Parlamento”. Se una cosa sembra chiara è che Di Maio punta a migliorare l’offerta di Mittal. Non vuole annullare la gara, vuole però tenersi il potere di farlo per salvare la vittima del delitto perfetto, “l’interesse pubblico concreto e attuale” a suo parere “non soddisfatto”, “non tutelato”. E apre anche all’ipotesi che qual- cun altro possa interessarsi all’Ilva: in questo caso si valuterebbe l’opportunità di riaprire la gara. Di Maio elenca i problemi: “l’eccesso di potere” usato nell’aver escluso dalla procedura una fase di rilanci; il “conflitto di interessi”; il mancato rispetto del “principio di concorrenza”; c’è persino quell’impunità penale estesa al 2023 ad amministratori e proprietari “anticostituzionale” per il Governo. Ci sono poi, e qui si accende Di Maio, altri due aspetti: quello ambientale e quello dei lavoratori che “si gioca sul fronte dell’interesse pubblico concreto e attuale” ad annullare o a “non annullare” che il Governo deve valutare. Due aspetti che “si giocano ora sul tavolo sindacale e sul tavolo ambientale”. “Se questi tavoli porteranno a un’Ilva pulita che dà posti di lavoro veramente, allora l’interesse pubblico concreto e attuale sarà soddisfatto”. I sindacati però non seguono il Governo in questo percorso. “Il Governo prenda una decisione”, dice ancora una volta il segretario generale della Cisl Annamaria Furlan. “Non incontreremo Mittal senza convocazione del Governo”, fa sapere a nome di tutti gli altri sindacati il segretario della Uilm Rocco Palombella, mentre il segretario generale della Fiom Francesca Re David stocca: “Non vogliamo essere la vittima del delitto”. Anche dal fronte aziendale, un portavoce di Mittal fa sapere che l’azienda chiede “il supporto del Governo nella trattativa con i sindacati”. Non resta che convocare il tavolo al Mise. Potrebbe essere questo il prossimo passaggio.


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