“Impossibile non sapere”


SARONNO/I MEDICI TACEVANO, GLI INFERMIERI INASCOLTATI SULLE MORTI IN CORSIA


MILANO. Chi sapeva tra i medici ha taciuto o ha sottovalutato, mentre gli infermieri erano gli unici a voler fermare la mano di Leonardo Cazzaniga, l’ex viceprimario dell’ospedale di Saronno in cella da due settimane con l’accusa di aver ucciso quattro pazienti e, con l’amante e infermiera Laura Taroni, il marito della donna. E’ la ricostruzione della Procura di Busto Arsizio sulla vicenda delle morti sospette in corsia che da un lato Clelia Leto, l’infermiera che con la sua denuncia ha dato il via alle indagini, ancora ieri, tramite il suo legale, ha rinsaldato spiegando che nel- l’ospedale del varesotto “la situazione era totalmente fuori controllo” e dall’altro il direttore sanitario di presidio Paolo Valentini ha tentato di smontare spiegando di non aver ravvisato “gli estremi per sporgere denuncia” alla magi- stratura. E’ durato sette ore l’interrogatorio di Valentini, uno dei 15 indagati nell’indagine coordinata dal Procuratore della Repubblica Gianluigi Fontana e dal pm Cristina Ria, con al centro il cosiddetto “metodo Cazzaniga” e nella quale, sono contestati a vario titolo i reati di omicidio (solo ai due protagonisti della vicenda), omessa denuncia, favoreggiamento e falso ideologico. L’ex direttore sanitario del presidio ospedaliero di Saronno, e coordinatore della commissione interna istituita per esaminare due segnalazioni di infermieri che adombravano sospetti su Cazzaniga poi conclusasi con l’’assoluzione’ del medico ora in carcere, ha risposto alle domande e, come ha riferito il suo difensore, Renato Mantovani, “ha fornito chiarimenti” spiegando di non aver ritenuto ci fossero gli elementi per una denuncia. Denuncia che invece, a detta del legale, ha fatto in passato su altri casi, più di uno. Se anche questa volta avesse scoperto “qualcosa di penalmente rilevante, - ha aggiunto l’avvocato - lo avrebbe segnalato”. Invece a convincerlo che nessuna irregolarità sarebbe stata commessa sarebbero stati gli altri componenti della com- missione, specialmente “i due clinici”. Nella sua relazione, che risale al maggio 2013 e per gli inquirenti lacunosa sotto numerosi profili, Valentini ha scritto che la commissione ha analizzato 8 casi ma ha “focalizzato l’attenzione” solo su 4. E sebbene il coordinatore del gruppo di esperti abbia evidenziato che “una personale perplessità sull’approccio terapeutico” di Cazzaniga, “in particolar modo sulle dosi somministrate” e, quindi, su “un atteggiamento terapeutico aggressivo”, ha concluso che “le competenze e l’esperienza” del vice primario del pronto soccorso fossero “fuori discussione”. Valutazione questa, per la Procura “del tutto incomprensibile sul piano tecnico e scientifico” che “non poteva avere altro scopo che quello di impedire che l’allarme creatosi in pronto Soccorso in relazione al cosiddetto ‘protocollo Cazzaniga’ superasse le mura dell’ospedale”.

Infatti, hanno sottolineato tra l’altro i con-

sulenti dei pm, non solo Valentini non ha fatto alcuna segnalazione all’autorità giu- diziaria, ma si è limitato a indicare come fosse prioritario” elaborare delle “linee guida a livello aziendale, condivise con tutto il personale sanitario di pronto soc- corso”.

Mentre inquirenti e investigatori stanno lavorando per far luce sulla regolarità del- l’assunzione della sottoressa Simona San- gion, che risponde di falso idelogico, Cle- lia Leto ancora ieri ha ribadito, tramite l’av- vocato Carlo Basilico, che “quanto acca- duto - sono le parole del legale - è stato possibile perché in quell’ospedale la si- tuazione era totalmente fuori controllo”. “La mia assistita - ha tenuto a ripetere il legale - ha segnalato numerose volte, an- che verbalmente, che qualcosa non anda- va. Non è stata mai ascoltata ma anzi, osteggiata e minacciata da Cazzaniga tan- to da andare incontro a problemi di salute dovuti alle pressioni del medico e allo stress”. Dunque “non era possibile” non


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