Imprese e Renzi contro Conte

MANOVRA/PER IL TAGLIO DELLE TASSE SUL LAVORO “SERVONO PIÙ SOLDI”

di Serenella Mattera


ROMA. Non bastano i 2,4 miliardi previsti in manovra per il taglio delle tasse sul lavoro: “Ne servono almeno 13 o 14”, dice il presidente di Assolombarda Carlo Bonomi. E Matteo Renzi, che sulla misura ha mostrato dall’inizio scetticismo, coglie l’assist per aprire un nuovo fronte nel governo: “E’ un pannicello caldo, bisogna fare di più”, dichiara. Ma margini di azione, nell’ambito di una legge di bilancio per la quale sono da trovare ancora 5 miliardi, sono ridotti. Perciò Italia Viva è convinta che sarebbe stato meglio rinviare tutto di un anno. Ma il Pd fa quadrato. E il premier Giuseppe Conte difende l’impianto di una manovra che, afferma, fermando l’Iva ha evitato una stangata da 542 euro a famiglia. Gli imprenditori lombardi chiedono al governo un segnale di discontinuità, archiviando reddito di cittadinanza e quota 100, e invocano concretezza: “Non parlateci di nuovo umanesimo, stupiteci!”, dice Bonomi (probabile candidato alla guida di Confindustria) al premier seduto in prima fila con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. “Non servono pochi miliardi di abbattimento del cuneo, ma almeno 13 o 14”, afferma il presidente di Assolombarda, chiedendo lo stop a reddito di cittadinanza e quota 100. Per un “abbattimento strutturale del cuneo fiscale a favore dei lavoratori” Bonomi chiede di assorbire anche i 9,4 miliardi usati ogni anno per il bonus degli 80 euro. Ma Renzi difende quanto fatto dal proprio governo e spiega che non altrettanto bene sta facendo questo esecutivo (“Non è il mio, è di salvezza nazionale”, scandisce). L’uscita del leader di Italia viva fa ribollire le chat di governo. Il tema aveva già fatto litigare Luigi Marattin (Iv) e Antonio Misiani (Pd) nel vertice di domenica notte. La proposta di Iv è rinviare al 2021 l’intervento: “Che senso ha usare risorse che non abbiamo, per dare 20 euro in busta paga a una platea limitata?”, dice un dirigente. Ma il no del Pd, con Antonio Misiani, è netto: “Renzi sbaglia, siamo al governo per tagliare le tasse ai lavoratori”. Ma il messaggio del leader di Iv potrebbe trovare terreno fertile nel M5s, dove si evoca una linea sulla manovra “più coraggiosa”. Potrebbe rinnovarsi l’asse tra Renzi e Di Maio che ha fatto fibrillare il governo sull’Iva. Ma Zingaretti avverte gli alleati: “Attenti, perché ogni distinguo e polemica è un favore a Salvini”. Conte intanto prova a tenere dritta la barra. Dal palco milanese ribadisce che il governo lavora a una riforma fiscale per ridurre le tasse e risorse (18 miliardi in diversi anni) arriveranno dal calo dello spread che deriva dalla fiducia dei mercati. Il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri spiega che messi quest’anno in salvo i conti, per il 2021 si punta a dimezzare le clausole di salvaguardia dell’Iva (senza interventi sarebbero 28 miliardi) e poi impostare un lavoro triennale. La spending review per trovare risorse per il taglio delle tasse sarà portata avanti, annuncia il ministro, “da una commissione”. Conte assicura intanto “discontinuità e coraggio”. Non ci sarà “nessuna patrimoniale”, dichiara. Ma non è banale aver evitato che l’Iva aumentasse per 542 euro a famiglia, sottolinea. Tolta dal tavolo l’ipotesi di aumenti selettivi, si starebbe lavorando soprattutto sulle cosiddette tax expeditures, sebbene toccarle non sia mai facile. L’idea è agire non solo sulle detrazioni dannose per l’ambiente e su agevolazioni come quella sul gasolio (salvaguardando trasportatori e agricoltori) ma fissare anche una soglia oltre la quale l’aliquota delle spese detraibili si ridurrebbe (si è ipotizzato per le spese sanitarie di partire da oltre 100mila euro lordi l’anno). Il ministro Roberto Speranza conferma intanto l’impegno ad avviare in legge di bilancio il taglio dei superticket che dovrebbe essere spalmato negli anni. La ministra della Famiglia Elena Bonetti rilancia l’assegno unico “strutturale”. Mentre lunedì i sindacati metteranno le loro proposte sul tavolo di Palazzo Chi- gi. Ma il rebus risorse è tutt’altro che sciolto: il Cdm scongela spese per 1,5 miliardi grazie ai risparmi di quota 100 e reddito, ma sono cifre che coprono il 2019, non il 2020. Rispuntano così idee come trasformare le famiglie in sostituti d’imposta per colf e badanti, che protestano, o una tassa sulla plastica ma dal ministero dell’Ambiente negano: nel decreto Clima, spiegano, ci sarà un incentivo per i prodotti sfusi.

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