In Europa raggiunto il picco

IN ITALIA LENTO CALO. 684 MORTI. CORRAO: IL DATO REALE PIÙ ALTO. SPERANZA: PRESSIONE SU SSN



Silvana Gozzo

ROMA. Il segnale che in molti Paesi europei è stato raggiunto il picco dei contagi da Covid-19 arriva da un inizio di stabilizzazione o riduzione del tasso di notifica dei casi. Un dato importante segnalato dal Centro Europeo per il controllo delle malattie (Ecdc) che comunque precisa come l’Europa sia ancora nel mezzo della pandemia e il numero dei casi Covid rimangano alti. In Italia la curva dei contagi continua a registrare un lento calo, ma i numeri delle persone positive restano ancora molto elevati indicando che la situazione “è complicata”, come l’ha definita ieri mattina in Senato il ministro della Salute Roberto Speranza. La curva dei decessi non accenna a diminuire, con numeri altalenanti di giorno in giorno: 684 i morti registrati nelle ultime 24 ore, 57.045 totali dall’inizio dell’epidemia. Una quantità di persone enorme che hanno perso la vita a causa del virus ma che, secondo gli esperti, sulla carta risulta più basso del reale. “I numeri dei contagi e delle terapie intensive stanno registrando piccole diminuzioni. I dati sui decessi invece restano alti e di fatto sono più bassi rispetto al reale, perchè quando i danni clinici su un paziente Covid sono extrapolmonari difficilmente viene riconosciuto che una patologia preesistente sia stata aggravata dal virus. Sul certificato di morte sicuramente non comparirà il Covid come causa”, ha spiegato all’Ansa Giovanni Corrao, professore di Statistica medica all’Università Milano-Bicocca e past president della Sismec (Società italiana di statistica medica ed epidemiologia clinica). Secondo lo scienziato “se l’andamento della curva proseguirà come stiamo vedendo in questi giorni, il calo dei decessi dovrebbe avvenire a due settimane dal raggiungimento del plateau dei contagi”. Intanto i dati resi noti ieri dal ministero della Salute indicano anche una piccola diminuzione rispetto a martedì dei pazienti Covid in terapia intensiva: 3.616, 47 meno del primo dicembre; i ricoveri nei reparti ordinari sono 32.454, in calo di 357 rispetto a martedì. È scesa inoltre al 10% l’incidenza delle nuove persone risultate positive al virus rispetto al numero di tamponi effettuati nelle ultime 24 ore, 207.143. Ieri l’incidenza era stata del 10.6%. Le cifre poi dicono che guariti e dimessi superano quota 800 mila, ossia più degli attualmente positivi, che sono 761.230 in virtù di un calo giornaliero di 18.715 unità. Il ministro della Salute Roberto Speranza parlando ieri mattina in Senato ha affermato che “le misure stanno funzionando e l’auspicio è che le prime tendenze anche in termini di occupazione di posti letto ospedalieri possano dare ulteriori elementi nei prossimi giorni che vadano verso la riduzione del contagio”. E ha voluto sottolineare: “Ma se stiamo andando nella direzione giusta, l’altra verità è che c’è ancora una situazione molto complicata nel Paese, perchè contagi e decessi sono ancora elevati, così come la pressione sui posti letto”. Il ministro inoltre si è detto fiducioso che “il prossimo monitoraggio” possa “confermare il calo dell’indice Rt , e che possa scendere sotto 1". Ma se l’indice Rt, che segnala il grado di contagiosità, è destinato ad abbassarsi con il mantenimento delle misure - spiegano gli esperti - il numero dei decessi sarà l’ultimo a scendere. “Questo virus ci ha insegnato che la prospettiva non può essere legata ‘alla prossima settimana’, non si devono inseguire i fatti, la visione deve essere più a lungo termine - ha chiarito Corrao - perchè dal momento del contagio, allo sviluppo della malattia, all’eventuale ricovero, alla guarigione o al decesso, c’è un periodo di latenza. Ci vuole tempo. E gli ultimi numeri a diminuire saranno proprio quelli dei morti. Per questo le Regioni la devono smettere di chiedere di passare dal rosso, all’arancione, al giallo da un giorno all’altro. Il contenimento del virus non si può calcolare a giornate o a settimana”.

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