In Gb è già dopo Cameron



LONDRA. E’ già iniziato il ‘dopo Ca- meron’ a Londra. Mentre il premier uscente si aggira un po’ come un intruso a Bruxelles in patria si accendono i motori per la sua successione al vertice del Partito Con- servatore.

Dopo il terremoto Brexit i Tories devono scegliere non solo la loro guida ma quella dell’intero Paese, da traghettare attraverso la difficile e pericolosa uscita dall’Europa. In ascesa sono le quotazioni del ministro dell’Interno Theresa May che potrebbe essere la risposta dell’apparato al rampante Boris Johnson. Sullo sfondo, il quadro è di completa incertezza politica nel Regno. E fra i Tories - che, si apprende, eleggeranno il 9 e non il 2 settembre il nuovo leader - potrebbe non essere più così scontata come poteva essere subito dopo la vittoria dei pro Brexit la scalata di Boris a Downing Street. Tanto più che lo stesso ex sindaco di Londra non sarebbe intenzionato a convocare un voto politico anticipato nel Paese, a dispetto delle aspettative, se fosse eletto leader del partito, appellandosi alla legittimazione popolare della vittoria referendaria. Se questo apparisse come un segno di debolezza, ne potrebbe approfittare la May, vista da molti come una ideale ‘anti-Boris’. Può contare su una certa popolarità nonostante sia stata una figura abbastanza defilata nello scenario politico. E anche se manca del carisma di Margaret Thatcher, il partito potrebbe sentirsi pronto per una nuova donna al comando. Secondo un sondaggio di YouGov per il Times, è lei la candidata preferita dai conservatori, con una popolarità al 31% dell’elettorato, contro il 24% dell’ex sindaco di Londra, che invece era in testa col 36% nella stessa rilevazione dello scorso aprile. La titolare dell’Home Office, inoltre, pur avendo fatto la campagna referendaria coi Remain a fianco di Cameron, non si è mai molto esposta. Del resto, è rinomata per certe sue po- sizioni euroscettiche, per l’opposizione alla Convenzione europea dei diritti uma- ni, per la linea dura sull’immigrazione. Potrebbe dunque piacere o non dispiacere un po’ a tutti nel partito, inclusa all’ala anti Ue galvanizzata dall’esito del referendum. Si chiama fuori invece l’ormai impopolare Cancelliere dello Scacchiere, George Osborne.

Mentre altri si affacciano da outsider nella corsa alla leadership. Il ministro della Sanità, Jeremy Hunt, contestatissimo dai medici negli ultimi mesi, si autocandida sulle pagine del Daily Telegraph proponendo un per ora impro- babile secondo referendum, ma non per rovesciare la Brexit bensi’ su un futuro ac- cordo (del tutto ipotetico) che Londra spera ancora di strappare all’Ue per la permanenza nel mercato unico. Mentre due giovani ‘leoni’ del partito, il ministro del Lavoro Stephen Crabb e quello per le At- tività produttive Sajid Javid, lanciano la sfida in tandem.


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