In manette gli «scafisti di terra»


MIGRANTI/SMANTELLATA A MILANO LA BANDA CHE LUCRAVA SULLA DISPERAZIONE DEI PROFUGHI


MILANO. Quando nel 2014 arri- vavano alla Stazione centrale di Milano con ancora negli occhi il terrore della guerra a cui stavano fuggendo, i siriani, uomini, don- ne vecchi e bambini, oltre ai vo- lontari che cercavano di alleviare le loro sofferenze, trovavano un'organizzazione altrettanto ef- ficiente, ma animata da ben altre, molto meno nobili intenzioni.

Lo scopo era, infatti, quello di lucrare sulla disperazione di quei profughi, portandoli da Milano in Danimarca, in Germania e in altri Paesi europei, spesso facendo fare loro viaggi in condizioni estreme dietro pagamento di ci- fre che arrivavo ai 600 euro a persona, a secondo della distanza e delle difficoltà.

Quell'organizzazione è stata neutralizzata con l'operazione 'Transitus' dagli agenti della Polizia di Stato del Commissariato di Monza le cui indagini hanno por- tato all'emissione di 13 ordinanze di custodia cautelare per asso- ciazione a delinquere finalizzata allo sfruttamento dell'immigrazio- ne clandestina.

Tre persone sono irreperibili, mentre dieci sono state arrestate tra Monza e Milano, Brescia e Venezia. I destinatari delle misu- re emesse dal gip di Milano Teresa De Pascale, su richiesta della pm della Dda, Alessandra Cerreti sono sei egiziani, tre albanesi, due romeni, un siriano e una brasilia- na, tutti regolari in Italia e di età tra i 26 e di 45 anni che, secondo gli investigatori, svolgevano l'at- tività di "scafisti di terra".

Venti i viaggi in un solo mese, in quel 2014, per un totale di circa cento immigrati e con un giro d'affari di circa 70mila euro. A dare il via all'inchiesta un egiziano che era stato contattato per diventare un autista. L'uomo, aveva ri- fiutato ed era andato dalla Poli- zia. "Perché si vergognava dei suoi connazionali che volevano lucrare sulla disperazione", ha spiegato il dirigente del Commis- sariato di Monza, Angelo Re.

Il presunto capo è un egizia- no di 37 anni che si avvaleva di un complice in Sicilia in contat- to direttamente con gli scafisti in partenza dalle coste africane.

Illuminante un intercettazio- ne del 4 ottobre del 2010 quan- do l'egiziano è avvertito dell'im- minente arrivo di una "grande ondata": "Arrivano dalla Sicilia o Bari, dicono che vengono su circa 100 persone. Questi sono nel mare ma non so se sono arri- vati in Sicilia. Tra poco arriva- no... domani, lo so. Ma sai quante navi sono affondate il mese scorso, giuro che sono affonda- te sette navi". Poi scattava il la- voro dei "procacciatori" alla Stazione Centrale di Milano, dove era stato allestito un punto di acco- glienza per i profughi nei mezza- nini.

I migranti, in codice, erano chiamati "pulcini" o "pesci". "Ce la fai a preparare sei pulcini?" chie- de uno degli indagati intercettato. "La cella per i sei pulcini è pronta?", si assicura in riferimen- to, evidentemente, al mezzo di tra- sporto. "La cella ne può contene- re anche otto".

Di solito, per quanto in mezzi stipati ai quali erano stati tolti i sedili per far entrare più persone possibili, l'organizzazione si assi- curava che il viaggio andasse a buon fine e di mitigare le soffe- renze dei profughi ("mettete i bambini vicino ai finestrini", era detto agli autisti), ma in un caso, una famiglia di siriani fu rapinata da chi dove portarli a destinazio- ne e lasciata sola a se stessa nel Bergamasco.


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