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Ira di Trump su Rosenstein



IL TYCOON: “VIA IL MARCIO DAL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA, LO SRADICHEREMO”

NEWYORK.“ViailmarciodalMinisterodella Giustizia, lo sradicheremo”. Come al solito Donald Trump non usa mezzi termini quando si tratta di attaccare quelli che vede come avversari, anche all’interno della sua stessa amministrazione. Il caso di Rod Rosenstein (nella foto Ansa), il viceministro che voleva registrare in segreto il tycoon e vederlo rimosso dal suo incarico, gli dà un’occasione: cambiare i vertici di un dipartimento che il presidente non ha mai davvero sopportato.Apartire dal ministro della Giustizia Jeff Sessions, a cui non ha mai perdonato il passo indietro sul coordinamento delle indagini del Russiagate. La tentazione di licenziare Rosenstein (ma anche Sessions) per Trump è forte, soprattutto dopo lo scoop del New York Times e nonostante le smentite del diretto interessato. Del resto dopo che Sessions si sfilò dal Russiagate fu proprio Rosenstein a nominare come procuratore speciale per coordinare il Russiagate Robert Mueller, oggi il principale “nemico” del tycoon. In molti si chiedono come mai finora il presidente abbia evitato il clamoroso strappo con i due uomini che guidano la giustizia americana, ma sono alcuni dei suoi più’ stretti consiglieri a predicare cautela, prudenza. Perché’ il rischio è quello di innescare una nuova crisi istituzionale e per di più’ a poche settimane dalle elezioni di metà mandato, a novembre, quando gli americani rinnoveranno gran parte del Congresso in un voto che viene considerato da molti un referendum sul prtesidente. Per Trump comunque la vicenda di Rosenstein - come sottolineano diversi osservatori - rappresenta una sorta di assist da parte del New York Times, dopo che per mesi il presidente Usa ha denunciato i presunti tentativi di spiarlo e di intercettarlo, anche da parte dell’Fbi. Ma sollevare un nuovo altissimo polverone, come nel 2017 fu per il siluramento dell’ex capo dell’Fbi James Comey, potrebbe non essere la cosa giusta in questo momento. Anche perché’ il tycoon è stretto da più’ parti: dalle indagini di Mueller allo stallo sulla nomina a giudice della Corte Suprema di Brett Kavanaugh, col Congresso che vuole indagare sulle accuse di molestie sessuali avanzate da una ex studentessa del liceo frequentato dall’aspirante giudice costituzionale. Infine Trump si fida sempre meno di chi ha intorno alla Casa Bianca. Soprattutto dopo le rivelazioni contenute nel libro di Bob Woodward e la lettera anonimia sul Nyt di un alto funzionario che parla di “resistenza silenziosa” all’interno dell’amministrazione, per limitare i danni del tycoon. Ma anche le presunte affermazioni di Rosenstein tirano in ballo l’ex segretario per la sicurezza nazionale, John Kelly, oggi capo dello staff della Casa Bianca e il ministro della Giustizia Jeff Sessions: stando alle parole di Rosenstein erano due del governo pronti a sostenere la strada del 25mo emendamento, quello sulla rimozione del presidente per manifesta incapacità di governare.


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