ISTAT/Economia in affanno, ma cala il peso fiscale




ROMA. E' dal 2001 che in Italia il Pil non va oltre il 2%. La. revisione dei conti nazionali Dati in % 2017 sfornata dall' Istat mostra un'economia ancora più in affanno. Cresciuta lo scorso anno meno di quanto stimato a primavera (+0,8% invece di +0,9%). Anche la ripresa dopo l'ultima recessione viene posticipata di un anno: non più 2014 ma 2015. Almeno però è andata meglio nel 2016, quando il Prodotto interno lordo è salito dell'1,3%, due decimali in più del dato pre-ricalcolo. Le differenze sono contenute, come tiene a rimarcare lo stesso Istat. Tuttavia i confini di crisi e recuperi un po' variano. Ecco che la seconda recessione è stata peggiore di quanto fin qui stimato, con il Pil in caduta del 3% (e non del 2,8%), mentre la prima è risultata lievemente meno feroce, pur se sempre si tratta di un -5,3% (era -5,5% secondo il vecchio dato). La serie statistica ormai archiviata dava, poi, il 2006 come l'annata d'oro dell'ultimo periodo, ma adesso si scopre che il bottino allora si fermò all'1,8%. Solo un decimo in più rispetto al risultato del 2017. Per trovare numeri più alti bisogna andare indietro al 2001 (+2,0%), per non parlare dei ritmi del 2000 (+3,8%). Poche sorprese riserva il rapporto tra deficit e Pil, se non un leggero peggioramento riferito allo scorso anno, con l'indebitamento corretto al rialzo di un decimo (al 2,2%). La pressione fiscale stupisce di più, scendendo rispetto alle stime degli ultimi anni: dal 2017 viaggia sotto il 42%, precisamente al 41,8%, tre decimali sotto le precedenti indicazioni. E anche per l'anno prima tasse e imposte hanno gravato meno di quanto inizialmente calcolato (42,2% nel 2016). Per conoscere invece le serie storiche del debito pubblico bisognerà aspettare, appare però certo fin da oggi il nuovo ritocco all'insù per il 2018: dal 132,2% del Pil al 134,8%.

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