Italicum verso la pensione



ROMA. Si fa sempre più flebile l’ipotesi che sia l’Italicum la prossima legge elettorale con cui gli italiani andranno a votare. Non solo l’udienza della Consulta sull’Italicum fissata al 24 gennaio, ma anche l’intenzione di molti nel Pd di definire meglio le possibili alleanze, spingono a pensare ad eventuali elezioni più in là nel tempo, e con un sistema elettorale da definire a seconda di come si concluderà il dibattito interno ai Dem sulle proprie alleanze. Lunedì Alfano aveva preconizzato urne a febbraio-marzo, magari anche con le due attuali leggi vigenti per Camera e Senato: l’Italicum e il Consultellum. Il presidente Mattarella ha definito “inconcepibile” andare al voto con due sistemi “non omogenei”.

Molti renziani, come il sindaco di Firenze Dario Nardella, hanno insistito ieri che i 13,4 milioni di Sì al referendum possono tradursi in una base elettorale per il Pd.AncheAlfano ha fatto un discorso analogo, seppur in un’ottica di trasformare l’attuale maggioranza di governo in una alleanza elettorale.

Ma su questo discorso frenano alcune correnti del Pd (come i “giovani turchi” di Matteo Orfini eAndrea Orlando eAreaDem di Dario Franceschini e Piero Fassino e la componente di Gianni Cuperlo) e altri alleati centristi di governo, come Democrazia Solidale e Centro Democratico: per essi serve costruire una coalizione nuova, con cui presentarsi agli elettori, magari coinvolgendo aree politico-sociali più di sinistra (Giuliano Pisapia, Massimo Zedda, ecc). In ogni caso si ragiona ormai a coalizioni e non a singole liste, come prevedeva invece l’Italicum, e da esso andrebbe eliminato il ballottaggio.

In attesa di vedere se sarà la Consulta a cancellare il ballottaggio, sono due i modelli a cui si ragiona. Il primo elimina il ballottaggio dall’Italicum, e consiste in un proporzionale con un premio di governabilità, di 90 seggi allacoalizioneoalpartitopiùvotato.Qualcosa di analogo ai ddl depositati dai “giovani turchi” e da Ncd.

Il secondo modello è il Mattarellum 2.0 proposto dai bersaniani (i quali però ora puntano il proporzionale): 475 collegi uninominali, a cui si affianca un premio digovernabilità di 90 seggi al partito più votato, 60alsecondoeirestanticomedirittoditribuna a quelli che hanno superato una certa soglia, ad esempio il 2%. Un modello che non piace a M5s, che ora punta sull’Italicum, dopo averlo avversato in Parlamento. Il ballottaggio, infatti, lo premia, così come il premio alla lista e non alle coalizioni. Luigi Di Maio ha ribadito questa preferenza o per l’Italicum così come uscirà dalla sentenza della Consulta. Pierluigi Bersani e Roberto Speranza si sono invece convertiti al proporzionale puro, ma anche a urne a scadenza naturale, cioè nel 2018, esattamente come Forza Italia, come ha spiegato un comunicato al termine di un vertice convocato da Silvio Berlusconi ad Arcore.L’ex Cavaliere vuole un sistema che non lo leghi mani e piedi ad una coalizione con Matteo Salvini e Giorgia Meloni, così da avere margini di manovra dopo le elezioni per una eventuale Grande Coalizione con il Pd. Ma Salvini, che crede nella possibilità di affermazione di un centrodestra a guida leghista vorrebbe un sistema maggioritario o che comunque premi le coalizioni.


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