J’accuse di Sarkozy



L’EX PRESIDENTE INDAGATO: “IO VITTIMA DEI SICARI DI GHEDDAFI”

PARIGI. “Vivo l’inferno di questa calunnia”: all’indomani dell’iscrizione nel registro degli indagati di Nicolas Sarkozy, messo sotto inchiesta per il sospetto finanziamento libico alla sua campagna presidenziale del 2007, arrivano i contenuti della sua deposizione dinanzi ai giudici. Un impianto difensivo chiaro e potente, in cui l’ex presidente (e avvocato) francese si dice vittima di una vendetta ordita contro di lui da quelli che definisce i “sicari” di Gheddafi. “Dall’11 marzo 2011 vivo l’inferno di questa calunnia”, ha tuonato Sarkozy durante le 25 ore di fermo al polo anticorruzione di Nanterre, alle porte di Parigi, denunciando l’assenza di “prove materiali” nelle accuse contro di lui. L’ex uomo forte dei Républicains, uscito dalla politica attiva dal novembre 2016, è sotto inchiesta da mercoledì sera per “corruzione passiva”, “finanziamento illegale della campagna elettorale” e “ricettazione di fondi pubblici libici”.

“Le dichiarazioni del signor Gheddafi, della sua famiglia e della sua banda sono iniziate soltanto l’11 marzo 2011, vale a dire all’indomani del ricevimento all’Eliseo del Cnt, gli oppositori di Gheddafi. E’ a quel punto, non prima, che la campagna di calunnie è cominciata”, assicura invece Sarkozy, tornado a sostenere - nella deposizione ai giudici rivelata dal Figaro online - la tesi di una vendetta del Rais per il suo ruolo nell’intervento militare in Libia.All’epoca, l’ex capo di Stato ricorda di aver guidato la “coalizione che ha distrutto il sistema Gheddafi e ho già pagato un pesante tributo per questa campagna di fango, di calunnie, di sciocchezze”. Per il cugino di Gheddafi,Ahmed Gaddaf al-Dam, l’inchiesta è invece una “punizione di Dio” per il ruolo che l’allora inquilino dell’Eliseo giocò nellacaduta del rais libico ordinando i raid aerei del 2011. Intervistato dall’Associated Press, l’ex stretto collaboratore del defunto colonnello ha dichiarato che la maggior parte dei libici coinvolti nei trasferimenti di denaro sono in prigione, sono deceduti o temono di essere uccisi. Mercoledì, i giudici hanno deciso di porre Sarkozy “sotto controllo giudiziario”, una misura cautelare che può comportare una restrizione delle libertà. In particolare, secondo fonti citate da Bfm-tv, l’ex presidente ha il divieto di incontrare il fedelissimo ex ministro Claude Guéant, anch’egli indagato, e di “recarsi in alcuni Paesi come la Libia”. Sarkozy rischia fino a dieci anni di carcere ma nella tentacolare vicenda l’attuale parola d’ordine è presunzione di innocenza. “Iscrizione nel registro degli indagati non significa colpevolezza. In tanti altri casi, tutto ciò è finito con una sentenza di non luogo a procedere”: ha ricordato l’attuale segretario dei Républicains, Laurent Wauquiez, difendendo il suo “padre” politico. Nei giorni scorsi, il successore di Sarkozy alla guida della destra transalpina aveva già denunciato un fermo “umiliante e inutile”. Ma “sul merito del dossier - aggiungeva in un tweet - ho fiducia nella giustizia”.


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