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Jihadisti cacciati da Sirte



IL CAIRO. Dall'Iraq alla Siria, fino alla Libia l'Isis perde terreno, ma continua a resistere. La presa del centro di Fallujah fa ben sperare la comunità inter- nazionale e le forze irachene che adesso vogliono puntare su Mosul. "Pro- gressi tangibili" vengono segnalati anche in Libia, nell'area di Sirte. Una fonte militare dell'operazione lanciata per liberare Sirte dall'Isis ha infatti annunciato in serata che le "milizie hanno preso il controllo dell'asse della regione 700 a sud di Sirte dopo violenti scontri con Daesh". Secondo la stessa fonte negli scontri sono state "usate armi pesanti" e i "jihadisti sono stati cacciati dall'area". "Restano solo pochi cecchini che saranno a breve eliminati con l'artiglieria pesante e mortai da parte delle forze 'Al-Bonyan Al-Marsous'".

Il sito Libya Prospect, citando fonti dell'operazone aggiunge che "l'Isis ha tentato di rientrare nella zona del porto ma che è stato respinto perdendo alcuni combattenti e che l'area è ancora sotto il concrollo delle milizie, malgrado la presenza di qualche cecchino jihadista appostato ancora in alcuni edifici". La battaglia si sta però rivelando più difficile di quanto previsto ed annunciato. Nell'ultima settimana sono stati almeno nove gli attacchi suicidi dei seguaci del Califfo, men- tre l'ultimo bilancio parla di "147 miliziani uccisi e altri 800 feriti dall'inizio dei raid a maggio".

Damasco intanto intensifica la sua cooperazione con Mosca sul piano militare in funzione anti-terroristi. E nel suo discorso settimanale il presidente Usa Barack Obama ha promesso che "farà tutto quello che è in nostro potere per distruggere l'Isis".

Dopo avere raggiunto il centro di Fallujah e aver preso possesso di alcuni edifici istituzionali, le truppe governative irachene in queste ore si stanno facendo strada in città, ma avanzano con cautela. Proseguono le operazioni mili- tari, con la forza aerea impegnata a colpire le sacche di resistenza dell'Isis ancora presenti, come i cecchini, ha annunciato all'Ap il generale di brigata Haider al-Obeidi. Conquistato anche il principale ospedale alla cui sommità è stata eretta la bandiera irachena, mentre si susseguono le operazioni di sminamento e la rimozione degli esplosivi lasciati dagli estremisti.

Due anni e mezzo di dominio jihadista hanno ridotto allo stremo Falluja, dove oramai è difficile reperire cibo e acqua potabile. Ma gli occhi sono già puntati su Mosul. La prossima battaglia è mirata alla ripresa della 'roccaforte' dello Stato islamico in Iraq, la capitale dell'orrore, dove Abu Bakr al Baghdadi ha pro- clamato il Califfato, città posizionata

un'area strategica, ricca di petrolio e idrocarburi sfruttati dai jihadisti nei loro loschi traffici per finanziare le operazioni belliche.

Lo Stato islamico perde combattenti anche in Siria, martoriata dai combattimenti che interessano anche le forze dell'opposizione e quelle governative. Il presidente Bashar al Assad che mira ad intensificare la sua cooperazione con Mosca ha incontrato ieri a Damasco il ministro della Difesa russo Serghiei Shoigu con il quale ha discusso di "cooperazione tecnico-militare nella lotta contro gruppi terroristici".

E sul campo è un continuo bollettino di guerra: 5 violazioni alla tregua nelle ultime 24 ore nella regione della capita- le, scontri armati a sud di Aleppo tra insorti e forze lealiste con 25 hezbollah uccisi in 4 giorni, 13 jihadisti morti in raid aerei della Coalizione a guida Usa e bombardamenti turchi a nord.


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