Joe Biden, lo ‘zio buono’

UN UOMO DELLA MIDDLE CLASS SEGNATO DALLE TRAGEDIE FAMILIARI




NEW YORK. Un veterano con 47 anni di politica alle spalle, esperto di affari internazionali e gaffeur impenitente. Oltre che ‘zio buono’ degli americani abituati alle intemperanze esplosive della presidenza Donald Trump e uomo della middle class segnato da terribili tragedie familiari: questo è Joe Biden, l’ex vice di Barack Obama che gli americani (a meno di clamorose sorprese a questo punto) hanno eletto alla Casa Bianca. 78 anni tra due settimane, Biden è un democratico moderato arrivato con titubanza alla presidenza: nel 2016, devastato dalla morte per tumore al cervello del figlio Beau, rifiutò di candidarsi e avrebbe avuto forse più chance di Hillary Clinton. Presidente per tre lustri della Commissione Esteri del Senato, Biden aveva cominciato ad occuparsi di affari internazionali nel 1997, dopo aver perso, da numero uno della Commissione Giustizia, la battaglia contro la nomina del giudice nero conservatore Clarence Thomas alla Corte Su- prema: uno dei togati che, in caso di ricorso di Trump, potrebbe sbarrargli la strada. Dalla Pennsylvania all’Oval Office: Joseph Robinette Biden è nato in una famiglia irlandese a Scranton, la grigia città delle miniere di carbone simbolo del fiasco dell’industria tradizionale, ma da quando aveva dieci anni ha vissuto nel Delaware, lo Stato dove, negli anni del Senato, è tornato ogni sera in treno per far da padre ai figli dopo essere rimasto vedovo. Primo presidente cattolico dopo JFK - in tasca ha il rosario di Beau - Biden è favorevole all’aborto e, in linea con papa Francesco, alla difesa del clima: “Rientrerò nell’accordo di Parigi il primo giorno alla Casa Bianca”, ha promesso dopo le elezioni. Da ragazzo era balbuziente. Soprannominato ‘Dash’ (trattino) perché non finiva le frasi, è guarito esercitandosi allo specchio. Suo padre, ricco e scapestrato da giovane, aveva subito rovesci finanziari e il piccolo Joe lavorava sette giorni su sette vendendo auto da un concessionario, pulendo caldaie, passando la domenica dietro un banchetto al mercato. Mai studente brillante ma ottimo atleta, nel 1972, a soli 29 anni e dopo aver fatto l’avvocato, si candidò al Senato: solo lui e la famiglia pensavano che ce la potesse fare, ma venne eletto. Breve però la gioia del trionfo: poco prima di Natale la moglie Neilia e la figlia di 13 mesi Naomi rimasero uccise in un incidente stradale. I due maschi, Beau e Hunter, finirono in ospedale gravemente feriti. Fast forward a oggi: anche Beau, ex procuratore del Delaware e capitano della Guardia Nazionale, è morto lasciando nel padre un vuoto incolmabile. Hunter, il minore, gli ha causato inquietudini e guai, tra dipendenze dalla droga e business spericolati in paesi come Ucraina e Cina rimbalzati sul padre con accuse di conflitto di interesse. Biden ha anche una figlia, Ashley, dalla seconda moglie Jill Jacobs, italo- americana e professoressa in un community college, sposata nel 1977 nella Chiesa dell’Onu a New York. Ha due cani: Major e Champ. La corsa che si appresta a vincere è la terza di Biden alla Casa Bianca: l’ultima nel 1987 finì male quando si scoprì che aveva “copiato” un discorso da un leader inglese. Nel 2008 a Obama aveva portato un bagaglio di esperienza e un cuore sincero. Ne era stato ricompensato con un accesso senza precedenti nelle stanze dei bottoni: partner, oltre che amico, del più giovane presidente che, tra i molti incarichi, gli aveva affidato nel 2008 quello di affrontare il “disastro continuo” della crisi economica dal punto di vista della classe media, da lui definita “la vera spina dorsale del Paese”.

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