Kelly Craft all’Onu, scelta di “basso profilo”

WASHINGTON. L’annuncio, come molte delle decisioni di Donald Trump, è arrivato via Twitter: Kelly Knight Craft, attuale ambasciatrice degli Stati Uniti in Canada, sarà nominata rappresentante permanente Usa presso le Nazioni Unite.

Prenderà il posto di un’altra donna, Nikki Haley, ma difficilmente avrà lo stesso status e la stessa influenza dell’ex governatrice della North Carolina, che ha ispirato gran parte della politica estera del presidente, che partecipava alle ristrette riunioni all’interno dello Studio Ovale e con una personalità che spesso l’ha messa anche in contrapposizione con la Casa Bianca.

Quella di Craft, 56 anni, sembra invece più una scelta di basso profilo, che per qualcuno indica anche la sempre minore importanza che Trump attribuisce a organismi multilaterali come quello ospitato nel palazzo di Vetro di New York.

Ex manager e imprenditrice prima di iniziare ad Ottawa la sua carriera diplomatica nel 2017, Kelly Craft è innanzitutto la moglie del miliardario Joe Craft, numero uno di una grande azienda produttrice di carbone e uno dei principali finanziatori del partito repubblicano e della campagna presidenziale di Donald Trump: nel 2016 ha sborsato ben 1,5 milioni di dollari per i candidati conservatori di cui 280 mila finiti nelle casse della campagna del tycoon.

La coppia - come riporta il Washington Post - è assidua frequentatrice del lussuoso Trump Hotel realizzato nella storica sede dell’ufficio postale della capitale.

Filantropa, amante del jogging e dei cavalli (del resto è originaria del Kentucky, dove si svolge la più famosa corsa degli Usa), Kelly Knight Craft ha gestito un periodo non facile delle relazioni Usa e nada, precipitati ai minimi storici soprattutto per la disputa commerciale che ha messo a dura prova i rap- porti tra Donald Trump e il premier canadese Justin Trudeau.

Alcuni osservatori sottolineano come la futura ambasciatrice Usa all’Onu abbia una posizione ambigua su uno dei dossier più caldi alle Nazioni Unite, quello della lotta ai cambiamenti climatici, con gli Stati Uniti che per volere di Trump si sono tirati fuori dall’accordo di Parigi. “Rispetto entrambe le parti”, ha detto in una recente intervista, sottolineando come ci siano scienziati validi e studi accurati sia sul fronte di chi lancia l’allarme clima sia su quello degli scettici. Il fatto di essere la moglie di un magnate del carbone - affermano però alcuni detrattori - rischia di minare la sua credibilità.

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