L’abbraccio del papà: “Ti avevo promesso che saresti tornato”

ROMA. IL RITORNO DI ALVIN IN ITALIA



ROMA. "Ti avevo promesso che saresti tornato". Afrim Berisha abbraccia commosso suo figlio di undici anni, che lo guarda confuso. Adesso il piccolo parla solo l'arabo, ha dimenticato l'italiano e non ricorda neppure i suoi vecchi giocattoli portati dalle sorelline in aeroporto. Gli orrori dell'Isis e la follia jihadista della madre sembrano aver cancellato il suo passato e soffocato quelle urla intercettate al telefono, quando gridava: "Papà ti prego, portami a casa". Ma restano le lacrime del papà a raccontare cinque anni di angoscia finalmente terminata. È tornato finalmente in Italia il bimbo di undici anni portato via da Barzago (Lecco) nel dicembre del 2014 dalla mamma, Valbona, che lasciò il marito strap- pando il bambino alla famiglia per arruolarsi nello Stato Islamico. Il ragazzino, la cui madre sarebbe morta in un'esplosione, si trovava nel campo profughi di Al Hol in Siria assieme ad altre 70mila persone. Dall'alba, le atrocità del Califfato sono ormai alle spalle. Il bimbo di 11 anni, di origine albanese, è giunto in Italia all'aeroporto di Fiumicino e appena sceso dall'aereo è apparso sereno. Vestito con jeans, giubbotto blu ed un cappellino rosso, ha trovato ad accoglierlo nello scalo romano il padre e le due sorelle. "Ora sei grande, quasi un ometto", gli sussurra papà Afrim, che non può dimenticare le richieste di aiuto di suo figlio, il quale solo qualche anno fa gli diceva: "Papà, ti prego portami a casa, voglio tornare a scuola". Il piccolo è guardingo, ma ora sorride. "Quando il bimbo è stato recuperato, nel campo profughi in cui si trovava c'erano 70 mila persone, non è stato facile, ma è stato accolto come un principino", spiega Maria Josè Falcicchia, dirigente dello Scip, tra le persone andate in Siria a riprendere l'undicenne. Dopo essere diventata una foreign fighter, oltre ad avere cambiato nome al proprio figlioletto ed avergli fatto dimenticare l'italiano per parlare solo l'arabo, Valbona si era risposata con un combattente. "Voleva in sostanza fargli scorda- re completamente il suo passato in Italia", spiega Marco Rosi, comandante del reparto antiterrorismo del Ros dei Carabinieri, che ha attivamente parte all'operazione di rimpatrio."Ci colpirono le grida di dolore del piccolo, intercettate quando dalla Siria era al telefono con il padre. E come lui chissà quanti", ha raccontato il procuratore Antiterrorismo di Milano, Alfredo Nobili. "Con questo rimpatrio sono sicuro che adesso tutti sanno che è possibile far rimpatriare questi bambini dai campi, grazie a questa azione congiunta sul territorio", spiega Francesco Rocca, presidente della Federazione Internazionale delle società di Croce rossa e Mezzaluna Rossa. Ora il bambino rientrerà con il papà e le sue sorelle a Barzago, il comune di Lecco dove è nato e viveva con il padre, le sorelle e la madre, che lo aveva sequestrato - all'età di sei anni - per poi metterlo con la forza su un aereo e trasferirlo in Siria, nell'inferno delle azioni terroristiche dell'Isis. Ma per lui il tempo è improvvisamente diventato una porta girevole che lo riporta al suo mondo: il suo adesso è un ritorno al futuro.