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L’accusa: aiuto al suicidio



MILANO/MARCO CAPPATO FORMALMENTE INDAGATO PER LA MORTE DI DJ FABO

MILANO. Dopo l’autodenuncia di martedì in una caserma di Milano, Marco Cappato è da ieri formalmente accusato di “aiuto al suicidio” per la morte di Fabiano Antoniani, conosciuto come Dj Fabo, avvenuta tre giorni fa nella clinica svizzera “Dignitas”. L’iscrizione nel registro degli indagati dell’esponente dei Radicali potrebbe essere considerata “un atto dovuto” dopo il verbale di spontanee dichiarazioni trasmesso dai carabinieri in Procura. La sensazione, tuttavia, è che gli inquirenti milanesi vogliano compiere tutti gli approfondimenti possibili perché, in ogni caso, questa vicenda come è stato riferito “potrebbe fare giurisprudenza”. “Sono pronto a difendere le mie ragioni. Ho aiutato Fabo ad ottenere l’assistenza medica alla morte volontaria in un Paese in cui è consentito quello che dovrebbe esser consentito anche da noi” ha commentato Cappato. Ora l’intenzione del pm Tiziana Siciliano, coordinatore del pool “ambiente, salute e lavoro”, è quella di interrogarlo alla presenza di un avvocato. Potrebbe essere lo stesso ex parlamentare europeo a presentarsi spontaneamente o potrebbe essere convocato nei prossimi giorni con informazione di garanzia e invito a comparire. Proprio Cappato, tesoriere dell’associazione Luca Coscioni, ha detto di sperare che si arrivi a un processo, anche per far emergere pubblicamente ciò che per ora avviene “nella clandestinità”. Oltre a ripetere che è “pronto a rispondere di quello che ho fatto” Cappato ieri ha ribadito che andrà avanti “continuando ad aiutare” coloro che vogliono andare in Svizzera per il suicidio assistito. La Procura gli ha contestato il reato previsto dall’articolo 580 del codice penale, ossia “istigazione o aiuto al suicidio”, che prevede pene che vanno dai 5 ai 12 anni di carcere. Contestata in particolare, la fattispecie dell’”aiuto” che punisce chi “agevola in qualsiasi modo l’esecuzione” del suicidio. Gli inquirenti, oltre a sentire Cappato, dovranno svolgere una serie di accertamenti e fare valutazioni anche complesse e delicate, perché, come ha chiarito il capo della Procura di Milano, Francesco Greco, questo è un caso che “presenta profili di rilievo sia in termini di principi generali che giuridici, dato che qui c’è una questione di diritto alla vita e alla morte”. Poi bisognerà verificare da un lato ciò che l’ex parlamentare europeo ha fatto in Italia per aiutare Fabo, dall’altro la parte della sua condotta in Svizzera. “Ai carabinieri ho raccontato di aver fatto salire Fabo con la sua carrozzella nella sua macchina e di aver guidato l’auto fino a Zurigo” ha precisato Cappato.Altra questione sul tavolo dei pm, inoltre, è il fatto che il decesso sia avvenuto in un Paese dove il suicidio assistito è consentito. Si intrecceranno, quindi, nodi giurisprudenziali e ragionamenti sui diritti di portata più ampia. Per Cappato, difendersi vorrà dire anche dimostrare che i “principi costituzionali di libertà e responsabilità fondamentali sono più forti di un codice penale scritto in epoca fascista che non fa alcuna differenza tra l’aiuto a un malato che vuole interrompere la propria sofferenza e lo sbarazzarsi di una persona di cui ci si vuole liberare”.


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