L’accusato torna in libertà



ROGO DI CENTOCELLE/DIETROFRONT DEL GIP, SI SCATENA LA BUFERA POLITICA

ROMA. Indizi non sufficienti per confermare il carcere. Elementi di colpevolezzaancoralabilipersuperare “ogni ragionevole dubbio”. Colpo di scena nell’inchiesta sul rogo di Centocelle a Roma dove, il 10 maggio scorso, rimasero uccise tre sorelle di etnia rom che dormivano in un camper assieme ai loro genitori e fratelli. Il gip di Torino,AlessandraDanieli, ha convalidato il fermo per Serif Seferovic, il 20enne fermato il primo giugno scorso nel capoluogo piemontese, disponendo però l’immediata scarcerazione. Torna libero, quindi, l’uomo che secondo la Procura di Roma ha lanciato la bottiglia incendiaria in direzione del camper in sosta in un parcheggio a poca distanza da un centro commerciale. La scarcerazione ha fatto riemergere polemiche e reazioni. In particolare il vicepresidente del Senato, Roberto Calderoli della Lega Nord, si chiede “in quale Paese normale una persona che ha provocato la morte di una ragazza ed è accusato di averne uccise altre tre resta libero di delinquere ancora?”.Dal canto suo l’avvocato Gianluca Nicolini, difensore dell’indagato, chiede all’onorevole Giorgia Meloni “di chiedere scusa per le avventate parole espresse dopo il fermo di Serif”. Seferovic era stato bloccato in una operazione congiunta degli uomini della squadra mobile del capoluogo piemontese e di Roma. A lui gli inquirenti erano arrivati seguendo gli spostamenti della fidanzata. Fin da subito Sarif, già condannato a due anni per lo scippo ai danni di una turista cinese poi morta perché investita da un treno nel tentativo di inseguire i suoi rapinatori, si era professato innocente. “Io quella notte non mi trovavo a Centocelle - ha affermato davanti al giudice nel corso della convalida del fermo - ero con tutta la mia famiglia in un parcheggio nella zona di Prati Fiscali, ci sono le telecamere che lo possono confermare e anche le forze dell’ordine che sono venute a controllarci”. Per il giudice delle indagini preliminari, che invierà gli atti a Roma per competenza, gli autori del delitto ai danni delle sorelle Halilovic, vanno cercati tra i membri della famiglia Seferovic. Una tesi suffragata dal fatto che il furgone di proprietà di Renato Seferovic, fratello dell’indagato, sarebbe lo stesso immortalato dalle immagini di sicurezza sia sul luogo del rogo che mentre siallontana su via Prenestina. “Tale elemento - scrive il giudice - , non consente tuttavia di escludere, in mancanza di ulteriori acquisizioni di indagine che il soggetto ripreso dalle immagini del sistema di videosorveglianza, anziché il Serif fosse altro soggetto, in ipotesi appartenente allo stesso gruppo familiare ovvero semplicemente vicino al gruppo, che presentava le stesse caratteristiche fisiche, di per sé non univocamente ascrivibili al solo Serif, a maggior ragione in mancanza di qualsiasi accertamento in ordine alle caratteristiche fisiche degli altri familiari di sesso maschile del predetto”. Oggi, intanto, verranno svolti gli accertamenti tecnici irripetibili su tracce biologiche, impronte e quelli legati all’esplosione della bottiglia incendiaria.


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