L’Alan Kurdi sfida l’Italia

MIGRANTI/LA NAVE IGNORA IL DIVIETO E SI PORTA DAVANTI ALLE COSTE SICILIANE



ROMA. L’Alan Kurdi sfida il divieto ed entra nelle acque territoriali italiane ma è in attesa di un porto. Da sette giorni in mare ora si trova a poche miglia dalle coste della Sicilia sud-orientale con a bordo 88 migranti. Due donne sono state evacuate per ragioni sanitarie dalla guardia costiera italiana e Sea Eye, la ong spagnola proprietaria della nave, chiede: “Quando termina il blocco?”. Ancora, la drammatica contabilità di chi paga con la vita la traversata clandestina conta due nuove vittime: i cadaveri di due migranti sono stati recuperati ieri su un barchino alla deriva al largo della Sardegna. I carabinieri indagano e ipotizzano che l’imbarcazione, trovata a 25 miglia dalla costa, sia stata messa in mare da una nave madre che si è poi dileguata. Intanto oggi scatta per effetto del ‘silenzio-assenso’ il rinnovo del Memorandum di intesa sui migranti tra Italia e Libia firmato il 2 febbraio 2017, e aumenta il pressing del Pd e del ministro degli Esteri Luigi Di Maio per introdurre modifiche al controverso patto contestato, non solo dalle ong, per le violazioni ai diritti umani di chi fugge alla ricerca di una vita migliore. Occorre “rafforzare le condizioni per i migranti, migliorarle di molto sia nei centri sia nella gestione dello sbarco, quando la Guardia Costiera li salva in mare. E’ un lavoro che stiamo facendo con Unhcr e Oim”, ha detto Di Maio a margine della sua visita in Marocco. La Alan Kurdi ha soccorso sabato scorso 88 migranti - intervento contrastato dalla guardia costiera libica che avrebbe usato anche le armi, ha denunciato Sea Eye - e si è diretta a nord chiedendo il ‘place of safety’ all’Italia. Nessuna risposta finora dal Viminale. “E’ questo il cosiddetto cambiamento di rotta del nuovo governo italiano? Annunciare una soluzione e poi rimangiarsi immediatamente la parola?”, accusa Gordon Isler, responsabile della ong. Per la ministra dell’interno Lamorgese “non siamo di fronte ad alcuna

invasione: basti pensare che nel 2019 gli arrivi sono stati circa 9.600 rispetto ai 22mila di tutto il 2018”. La ministra riconosce che a settembre c’è stato un aumento degli arrivi, “ma è riconducibile soprattutto all’aumento degli sbarchi autonomi, che non costituisce un fenomeno nuovo”. Non ci sta il suo predecessore. “Il ministro - dice Salvini - dimostra di non conoscere nemmeno i dati ufficiali del Viminale affermando che gli sbarchi sono aumentati solo a settembre: sono invece cresciuti sia a settembre (2.498 nel 2019 contro i 947 del 2018) che a ottobre (2.015 contro i 1.007 di un anno fa), ovvero da quando c’è lei”. Salvini aggiunge su Facebook: “Si prende il merito dei controlli antidroga, ma con la Lega al governo erano partite circolari ad hoc ai prefetti, avevamo inaugurato Scuole sicure contro i pusher, abbiamo fatto pulizia a Rogoredo a Milano. Parla delle procedure accelerate per espellere i clandestini nelle zone di frontiera, ma sono frutto del Decreto sicurezza. Pensano che gli italiani siano scemi? E ancora: sono incapaci o complici?". Sul fronte del Memorandum con la Libia, Lamorgese assicura che il Governo è al lavoro per modificarlo: occorre sostenere i rimpatri volontari assistiti e “vanno svuotati i centri libici attraverso i corridoi umanitari europei”. Ma Matteo Orfini (Pd) è critico: “Gli accordi Italia-Libia saranno rinnovati così come sono. Siamo riusciti a farne parlare, il governo ha promesso che li cambierà. Ma intanto li ha rinnovati. Per me è una sconfitta. E per l’Italia è una vergogna”.

Secondo Davide Faraone (Italia Viva) va avviato “un nuovo negoziato con il governo libico e con l’Europa per definire interventi umanitari che consentano un piano di evacuazione delle persone detenute nei centri governativi e un dispositivo di soccorso in mare europeo coordinato dalle ong che operano nel Mediterraneo”. Sul tavolo del Governo c’è anche la modifica dei decreti sicurezza di Salvini. Saranno ‘corretti’ entro fine anno, assicura Lamorgese. Intanto, Openpolis fa un bilancio ad un anno dal primo dl, quello che ha eliminato la protezione umanitaria. I dinieghi della richiesta di asilo sono saliti all’80%, i rimpatri sono fermi e continuacosìacrescereilnumero di irregolari: saranno 680mila entro il 2019 e supereranno i 750mila a gennaio del 2021 (erano 491mila nel 2017).

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