“L’America torna forte”


CASA BIANCA/TRUMP TRACCIA LE NUOVE LINEE PER LA SICUREZZA DEL PAESE


WASHINGTON. L’America first, anche a costo di agire unilateralmente, Russia e Cina competitor insidiosi ma con cui collaborare su alcuni dossier, come la Corea del Nord (“affronteremo la sfida, non abbiamo altra scelta”) e il Medio Oriente, il clima non più una minaccia, a differenza di dittatori e “terrorismo jihadista”, stop all’esportazione della democrazia: sono alcune delle linee guida del nuovo documento di strategia per la sicurezza nazionale illustrato da Donald Trump a Washington.

“Il mondo vede che l’America sta tornando forte”, ha esordito il tycoon, criticando i suoi pre- decessori per essersi “impegnati nel costruire nazioni all’estero mentre fallivano nel rafforzare il nostro Paese in casa”. Trump ha dipinto un mondo tornato in costante competizione in cui gli Usa devono ritrovare un ruolo di primo piano, assicurando che “l’equilibrio di potere resti a favore dell’ America in regioni chiave come l’Europa, l’Indo-Pacifico e il Medio oriente”, come si legge nel documento. Gli Usa devono quindi “ripensare le politiche degli ultimi 20 anni basate sull’assunto che l’impegno con i rivali e la loro inclusione nelle istituzioni internazionali e il commercio globale li avrebbe trasformati in attori

benigni e in partner affidabili. In gran parte questa premessa si è rivelata falsa”.

Chiaro il riferimento a Russia e Cina, definite come potenze revisioniste che “usano la tecnologia, la propaganda e la coercizione per plasmare un mondo antitetico ai nostri interessi e valori”.

Parole che apparentemente contraddicono le calde relazioni perseguite da Trump con Xi Jinping e Vladimir Putin. Del resto il tycoon ha bisogno di loro per contrastare la minaccia di Pyongyang e per riportare pace e stabilità in Medio Oriente. Non è un caso forse se nel documento si omette qualsiasi riferimento diretto alle interferenze russe nelle presidenziali Usa e alla concorrenza commerciale sleale di Pechino. Ma il monito è che gli Usa “non chiuderanno più un occhio su violazioni, imbrogli o aggressioni economiche”. La Cina quindi non è più un partner strategico, come ai tempi di Bill Clinton e Barack Obama, ma torna ad essere un competitor strategico, come ai tempi di Bush, da contenere per le sue prassi economiche e il suo espansionismo nel mar cinese meridionale.

Ribaltati anche altri orientamenti del suo predecessore: il cambiamento climatico non è più una minaccia alla sicurezza degli Usa.

Idem per la promozione della democrazia, da sempre una bussola (a volte controversa) della politica estera americana: a guidare l’Amministrazione Trump saranno la sicurezza economica e nazionale, garantiti anche dal muro col Messico e dal giro di vite sul- l’immigrazione. Obama aveva cercato anche di ridurre l’enfasi sull’arsenale nucleare come elemento chiave della difesa Usa, mentre per Trump esso sarà il fondamento della nostra strategia per preservare la pace e la stabilità nel mondo.

Nessun riferimento alla “guerra preventiva” ma c’è un passaggio sibillino: “l’America affronterà le minacce alla fonte, prima che raggiungano i nostri confini o danneggino il nostro popolo”. Pyonyang è avvisata. Mano tesa infine agli alleati, ma in una alleanza che deve essere equa e reciproca, con un maggiore impegno per le spese militari della Nato.