L’assassino seguace di Robertson



WASHINGTON. Omar Mateen, il killer di Orlando, era un seguace di Marcus Dwayne Robertson (nella foto), 47 anni, un imam che predicava l’odio contro i gay e con un passato che solleva più di un interrogativo sull’efficacia dei controlli dei sospetti di terrorismo da parte dell’intelligence americana. Robertson, che sarebbe stato interrogato domenica insieme con alcuni suoi colleghi, è noto alle forze dell’ordine sin al 1991, quando fu arrestato per la prima volta, come ricostruisce Foxnews.

E’ un ex marine Usa diventato poi capo di una gang criminale a NewYork conosciuta come “Alì Baba e i 40 ladroni”, ritenuta responsabile di aver rapinato oltre 10 banche, uffici postali e case, nonché di aver sparato a tre poliziotti. In quello stesso periodo le autorità federali ritengono che Robertson abbia fatto da bodyguard

a Omar Abdel Rahman, soprannominato “Lo sceicco cieco”, colui che guidò il gruppo terroristico autore dell’attacco del 1993 contro il Wtc. Ma dopo il suo arresto, assieme a gran parte degli altri membri della banda, l’accusa raggiunse un accordo con Robertson: una pena di soli 4 anni, prima di andare a lavorare sotto copertura per l’Fbi tra il 2004 e il 2007 per documentare piani e reti terroristiche in Africa, Egitto e Usa.

Nel 2011 però Marcus fu arrestato nuovamente e condannato a quattro anni per frode fiscale e violazione della legge sulle armi: il suo obiettivo era pagare il viaggio di un suo studente in Mauritania per addestrarlo come terrorista. L’accusa aveva chiesto di aggiungere altri 10 anni per i suoi legami col terrorismo, ma il giudice distrettuale Gregory Presnell lo ha rilasciato lo scorso anno, a sentenza scontata. Durante la detenzione era finito in isolamento perché sospettato di radicalizzare sino a 36 dei suoi compagni detenuti.

Robertson aveva quindi lanciato online un seminario sull’Islam: una sorta di scuola spirituale frequentata anche da Mateen e che potrebbe non essere stata l’unica a ispirare il gesto dell’attentatore di Orlando. Mateen

infatti era al centro islamico di Fort Pierceconl’imamShafiqRahmandue giorni prima della strage, secondo il Washington Post. Una moschea frequentata anche da Monar abu Salha, conosciuto anche come

Al- Amriky(l’americano), ritenuto il primo americano a commettere un attentato suicida:militanti un gruppo affiliato ad al Qaida, si fece saltare in aria nella provincia di Idlib, in Siria, nel 2014.

I due si conoscevano e proprio questo legame portò l’Fbi ad interrogare Mateen nel 2014,masenza seguiti giudiziari. E proprio l’imam Rahman ha confermato che Omar “pregava in moschea tre, quattro volte a settimana” e prendeva parte alle cerimonie serali, recentemente anche “con il figlio piccolo”.

Il killer di Orlando non era molto socievole: “Finita la preghiera se ne andava, non socializzava con nessuno. Non è mai sembrato un violento”.


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