L’attico? Un investimento



CASO BERTONE/PARLA PROFITI, EX PRESIDENTE DELLA FONDAZIONE BAMBINO GESÙ

CITTÀ DEL VATICANO. La ristrutturazione dell’attico dell’ex segretario di Stato, cardinale Tarcisio Bertone (nella foto Ansa), era per la Fondazione Bambino Gesù un investimento che rientrava nelle attività di raccolta fondi. Disporre di una location per eventi di grande livello, con ospiti selezionati a Palazzo San Carlo, a due passi da Santa Marta, e poter contare su un padrone di casa “testimonial”, un “patrono” come il cardinale, avrebbe garantito un raddoppio delle donazioni nel giro di 4- 5 anni, oltre che il ritorno dell’investimento (422 mila euro). Meglio delle azioni in borsa. E’ la linea di difesa di Giuseppe Profiti, ex presidente della Fondazione Bambino Gesù, accusato di peculato nel processo in corso nel tribunale vaticano. Profiti, ieri interrogato dai giudici, punta l’indice solo contro il Governatorato, l’ente che detiene il potere esecutivo nel piccolo stato: “Chi ha tratto vantaggi? L’unico soggetto è il Governatorato che si è arricchito indebitamente di 560 mila euro. Quand’anche ritenesse liberamente di ristorare la Fondazione Bambino Gesù di 422 mila euro, avrebbe un accrescimento indebito patrimoniale di 140mila euro”. Per il resto l’ex manager ha richiamato statuti e normative nel perimetro dei quali dice di essersi mosso non commettendo alcuna violazione.

PIENI POTERI. Le decisione di cofinanziare i lavori di restyling dell’attico “fu solo mia”, dice Profiti. Non fu necessario neanche passare per il consiglio direttivo perché rientrava nei suoi poteri gestionali.

TRANATALEEFINANZIARIA.

Gli eventi che si sarebbero dovuti tenere a casa Bertone erano ristretti, 8-10 persone. Si è parlato di catering e suore che vanno a dormire presto, forse dunque cene. Da fare 6-8 volte l’anno in momenti clou, come “il Natale e il periodo di preparazione della legge finanziaria”, rivela il manager.

DOPPIOPAGAMENTO.Nonc’è stato un doppio pagamento per la ristrutturazione dell’attico, sostiene

Profiti, secondo il quale la Fondazione pagò i lavori per rifare l’appartamento, mentre il Governatorato per le parti comuni di Palazzo San Carlo, lastrico solare e cantine. “E’ falso che ci sia una sovrapposizione delle fatture - ha detto Profiti - perché hanno causali diverse”.

RISPOSTA IN UN GIORNO. La proposta di cofinanziare il restyling dell’appartamento da Profiti a Bertone è in una lettera del 7 novembre 2013, la risposta del porporato è datata 8 novembre e ha già in allegato il preventivo dei lavori. “E’ intuibile che ne avevamo già parlato verbalmente”, dice il manager.

IL SUPER IMPRENDITORE.L’imprenditore Gianantonio Bandera, che ha eseguito con le sue aziende i lavori di ristrutturazione dell’attico dell’ex Segretario di Stato, aveva già fatto dei lavori per l’ospedale Bambino Gesù. “Ricevetti la segnalazione dal Segretario di Stato” Bertone, “a mia volta lo segnalai all’azienda che si era aggiudicata, prima che io arrivassi al Bambino Gesù, i lavori del centro di San Paolo Fuori le Mura. A seguito di ciò è stata costituita un’associazione temporanea di impresa tra la ditta aggiudicatrice e l’azienda di Bandera”.

IL “CONTRIBUTO”. Lo stesso Bandera in passato disse che Profiti gli aveva chiesto una donazione di 300mila euro per l’ospedale pediatrico. “Non lo escludo”, ha ammesso ieri Profiti, era una pratica “usuale”. Alterazione della concorrenza? “Concorderei se ci fosse un quadro di regole”, dice l’ex presidente.

UNASUORAINCANTIERE.Era una suora a seguire i lavori di ristrutturazione dell’attico del cardinale. “Per quanto riguarda l’avanzamento dei lavori mi informavo telefonicamente con suor Carmen, il contatto che mi era stato indicato dal segretario di Stato emerito”, ha detto Profiti.Alla domanda del Promotore di Giustizia se la suora fosse un geometra o un ingegnere, Profiti ha risposto: “No, ma era una persona esperta, in grado di rendersi conto dei progressi del lavori. Credo che avrebbero preferito un ingegnere - ha detto Profiti con riferimento a coloro che eseguivano i lavori - viste le sue telefonate di lamentele”. L’udienza di ieri è durata sei ore; la prossima è in agenda domani, con l’interrogatorio dell’ex tesoriere della Fondazione Bambino Gesù, massimo Spina, e la testimonianza di Gianantonio Bandera, che non è indagato nel procedimento


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