L’autonomia dei vaccini

REGIONI/DISTRIBUZIONE A RILENTO: “NON POSSIAMO ASPETTARE ROMA”



di Luca Laviola

ROMA. Di certo Mario Draghi erediterà da Giuseppe Conte il problema dei vaccini contro il coronavirus, non solo per le difficoltà della campagna di somministrazione, ma anche per il nuovo fronte tra le Regioni e il governo: l’acquisto in autonomia delle dosi. In prima linea c’è il presidente del Veneto Luca Zaia, che persegue l’obiettivo di comprarne 4 milioni all’estero, come ha comunicato all’Agenzia italiana del farmaco (Aifa). Ma anche il Piemonte si muove. “Abbiamo dato mandato alla Società di committenza regionale, di cercare tre milioni di pezzi”, dice il governatore del Piemonte Alberto Cirio, “non stiamo ad aspettare Roma”. “Come Conferenza delle Regioni abbiamo chiesto se il Governo possa in subordine autorizzare le Regioni ad agire in conto proprio per approvvigionarsi - spiega l’assessore piemontese Luigi Icardi, coordinatore salute della Conferenza -. Su questo attendiamo il pronunciamento di un comitato paritetico ad hoc istituito tre giorni fa”. Di fronte a lentezze e penuria negli approvvigionamenti altre Regioni potrebbero unirsi, a partire dalla Campania di Vincenzo De Luca. C’è però il pericolo di alimentare una corsa all’acquisto parallelo, anche di vaccini inefficaci. Ed è allarme commercio illegale. “Sul mercato nero c’è il rischio di finire con prodotti falsi - avverte la Commissione europea, che ha attivato “l’Ufficio europeo an- tifrode (Olaf) -. Qualsiasi cosa sia fuori dal canale” Ue è da guardare con estrema cautela”. Anche l’infiltrazione delle mafie nella distribuzione dei vaccini “è un rischio potenziale”, afferma il vicecapo della Polizia Vittorio Rizzi, “ma siamo preparati a intercettare la minaccia”. Intanto la presidente della Commissione Ue Ursula Von der Leyen assicura che “si possono ancora accorciare i tempi nel processo regolatorio per approvare i vaccini sul mercato”. L’Agenzia europea del farmaco (Ema) ha avviato l’esame del vaccino di CureVac, che si aggiunge a quelli di JanssenJohnson&Johnson e Novo-Vax. Ma la febbre da vaccino sale con il risalire dei contagi e il diminuire delle regioni gialle in Italia, mentre l’ombra delle varianti si allunga sull’Italia. “Quelle sudafricana e brasiliana possono ridurre parzialmente l’efficacia dei vaccini - dice Gianni Rezza dell’Istituto superiore di Sanità (Iss) -, quindi dobbiamo sbrigarci nelle vaccinazioni”. In Italia sono stati superati gli 1,2 milioni di vaccinati (compreso il richiamo) e la strategia delle due dosi a più soggetti possibile sembra corroborata da uno studio inglese, citato dal quotidiano Guardian, sull’efficacia del siero Pfizer contro le varianti, specie dopo la seconda somministrazione. Con il prodotto di AstraZeneca - che da poco ha iniziato ad arrivare per gli under 55 - la campagna ancora non decolla e i problemi organizzativi restano: in Emilia Romagna sono state posticipate le prenotazioni per il personale scolastico. In Liguria si è vaccinato per primo tra gli over 80 l’archistar Renzo Piano, ideatore del nuovo Ponte di Genova. Di fronte alle incognite dei vaccini sembrano destinati a prendere spazio gli anticorpi monoclonali. Il presidente del Lazio Nicola Zingaretti ha visitato il Policlinico di Tor Vergata a Roma, con cui la Regione ha firmato a ottobre un protocollo d’intesa per finanziare con 2 milioni la ricerca e la sperimentazione di anticorpi sintetici. Fino ad ora si è parlato dei monoclonali soprattutto come farmaci per le fasi iniziali o i casi non gravi di Covid. Ma come ha sottolineato nei mesi scorsi il professor Giuseppe Novelli di Tor Vergata, potrebbero essere usati anche per la prevenzione, come i vaccini

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