L’economia è in ripresa

NEL MESE DI LUGLIO CREATI 1,37 MILIONI DI POSTI DI LAVORO. IL PRESIDENTE ESULTA



di Serena Di Ronza

NEW YORK. L’economia americana continua la sua ripresa, ma a una velocità rallentata. In agosto gli Stati Uniti hanno creato 1,37 milioni di posti di lavoro, meno degli 1,7 milioni di luglio e degli 4,8 milioni di giugno. Il tasso di disoccupazione è sceso sotto il 10%, attestandosi all’8,4%. Un calo a sorpresa che Donald Trump festeggia a gran voce. Jerome Powell, il presidente della Fed, invece è più cauto: I dati sul lavoro sono “buoni ma ci vorranno anni per una piena ripresa dell’economia. Anni di tassi bassi”. Wall Street non trova slancio dalle rilevazioni sull’occupazione. I listini americani scendono ai minimi delle due settimane in seguito all’ondata di vendite che si è di nuovo abbattuta sui tecnologici e archiviano la seduta in calo, con il Nasdaq che chiude la sua peggiore settimana da marzo. Eppure la seduta, almeno per il Dow Jones e lo S&P 500, si era aperta sotto il segno più. La spinta al rialzo però è durata poco: il calo dei tecnologici ha ripreso il sopravvento e gli indici americani, che nella Silicon Valley hanno trovato il loro motore di crescita durante il picco della pandemia, hanno girato in rosso. Il rally dell’hi-tech ha trainato Wall Street per mesi: un rally dietro al quale, secondo indiscrezioni, c’era Softbank, la ‘Balena del Nasdaq’. Il colosso giapponese ha infatti acquistato opzioni per miliardi di dollari legate a titoli di singole società hitech. Un’operazione che ha messo le ali alla Silicon Valley e a Wall Street, saluta di record in record nonostante il coronavirus. La volata recente dei listini ha sorpreso molti indicando una Wall Street disconnessa dall’economia reale. Un’economia che procede sulla strada di una graduale ripresa più lenta di quanto sperato. Trump però accoglie i dati sul mercato del lavoro come una buona notizia: “Fantastici numeri. Il tasso di disoccupazione è calato all’8,4%, molto meglio del previsto: è sceso sotto il 10% più rapidamente e molto di più di quanto si pensava fosse possibile”, twitta il presidente, ignorando che rispetto ai livelli pre-pandemia mancano ancora all’appello 11 milioni di posti di lavoro. Per un Trump, travolto ogni giorno da una bufera di critiche, il dato è comunque positivo perché, a suo avviso, indica come la ricetta della Casa Bianca per l’economia stia funzionando a due mesi dal voto. Gli analisti invitano però alla cautela: “la strada è ancora lunga”, dice Beth Ann Bovino, capo economista per gli Stati Uniti di S&P Global. Molto dipenderà da eventuali nuovi stimoli da parte del Congresso, sui quali la Fed preme da tempo. I 3.000 miliardi di dollari finora stanziati hanno contribuito a evitare una recessione ancora più profonda, ma senza ulteriori aiuti il rischio è quello di un’ondata di fallimenti da parte delle piccole e medie imprese. Ipotesi che, con le elezioni alle porte, Trump vuole evitare anche se i dati sul lavoro e la loro bontà rischiano di complicare le trattative su nuovi aiuti.

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