L’Eurogruppo è spaccato

Il compromesso appare lontano, pesano i no di Germania e Olanda



di Chiara De Felice

BRUXELLES. Nell’Eurogruppo più difficile dai tempi della crisi dell’euro, l’obiettivo è ritrovare l’unità ed approvare “il pacchetto economico più ambizioso di sempre”, come l’ha definito il presidente Mario Centeno. Complicato sia sulla carta, perché le conclusioni da approvare contengono l’ok al Mes e solo un vago accenno agli Eurobond, che nella realtà, visto che diversi ministri hanno già minacciato di far saltare il tavolo se la soluzione non sarà equilibrata. E anche la definizione di ‘equilibrio’ non è chiara: l’Italia rifiuta il Mes come soluzione, alla Francia va bene purché ci sia anche la sua proposta di Eurobond, la Germania vuole solo il Mes. Il compromesso appare quanto mai lontano e Centeno, che presiede la riunione, ne è consapevole. Il ministro portoghese, super partes per ruolo istituzionale, cerca però di aiutare i Paesi del Sud a far atterrare le loro richieste sul tavolo e farle entrare nelle conclusioni. Sfidando i ‘no’ di Germania e Olanda. Il pacchetto all’esame dell’Eurogruppo in formato esteso, cioè con tutti e 27 i ministri dell’Ue, comprende tre punti. Il primo è il sostegno ai Paesi, attraverso l’utilizzo di un Mes alleggerito delle sue condizionalità più rigide e in grado di dare crediti per 240 miliardi di euro. Ogni Paese potrebbe prendere in prestito fino al 2% del proprio Pil, e per l’Italia sarebbero circa 35 miliardi. Il secondo punto è il sostegno ai lavoratori, con un meccanismo da 100 miliardi per aiutare la cassa integrazione dei 27 Paesi Ue. Il terzo è il sostegno alle imprese, con la Bei che entra in campo per far arrivare 200 miliardi alle Pmi. In tutto sono 500 miliardi, appena un terzo dello stimolo necessario a far ripartire l’economia europea secondo i calcoli della Commissione Ue. Così composto, il pacchetto quindi non può funzionare. E non solo perché l’Italia si oppone all’utilizzo del Mes, ma anche per- ché non c’è un chiaro riferimento agli Eurobond. La Francia l’ha detto con fermezza alla vigilia della riunione: se la sua idea di Eurobond, cioè un fondo temporaneo di solidarietà, non sarà sostenuto dall’Eurogruppo fin da subito, non darà il suo via libera al Mes. E non basta il vago accenno inserito frettolosamente nella prima versione di conclusioni. Il fronte del Sud sembra quindi compatto nel puntare i piedi: “Che si chiamino eurobond o coronabond, che sia un meccanismo dentro o fuori di quanto già esiste nell’Ue è secondario, l’importante è andare uniti sui mercati finanziari per garantire la ripresa”, ha detto la ministra dell’Economia spagno- la, Nadia Calvino. “La Spagna è nel gruppo di Paesi con Italia e Francia, ma non solo. Sono numerosi gli Stati che lavorano a meccanismi di condivisione del debito”, spiega la ministra che guarda ad una proposta che sia “operativa al più presto”. E’ un messaggio chiaro al fronte del Nord, che vorrebbe approvare subito soltanto il pacchetto in tre punti di risposta all’emer- genza, e mandare a casa il Sud con la promessa di discutere gli Eurobond in futuro, dopo aver fatto la conta dei danni di ognuno. La concessione che i rigoristi sono disposti a fare è soltanto sulla condizionalità del Mes: alleggerirla, ma cancellarla del tutto sarebbe impossibile, perché una forma di controllo su come vengono spesi gli aiuti dovrà esserci per forza. Francia, Italia e Spagna però non mollano: i debiti che si faranno per rimediare ai danni dell’epidemia - almeno una parte - devono essere messi in comune, altrimenti l’Eurozona ne uscirà troppo frammentata, e alcuni verrebbero ingiustamente penalizzati da quello che è uno shock simmetrico, cioè che non risparmia nessuno. Ma anche la Commissione è divisa sulla questione dei debiti: la presidente Ursula von der Leyen e il vicepresidente Valdis Dombrovskis continuano a sostenere che il piano Marshall può essere nel bilancio Ue, mentre i commissari Gentiloni e Breton lanciano una loro idea di Eurobond.