L’Europa apre uno spiraglio



MIGRANTI/L’ITALIA CHIEDE UNA “CELLULA DI CRISI” EUROPEA CONTRO L’EMERGENZA

ROMA. Una ‘cellula di crisi’ europea per uscire dalla gestione emergenziale e far diventare una prassi l’immediata redistribuzione dei migranti in Europa. La seconda lettera inviata dal premier Giuseppe Conte a Bruxelles punta a superare lo scoglio più duro: convincere istituzioni Ue e Stati membri ad erigere a sistema il modello che ha portato sei paesi ad accogliere una quota dei 450 migranti provenienti dalla Libia poi sbarcati a Pozzallo. La Commissione europea ha aperto uno spiraglio, spiegando di condividere “il senso di urgenza dell’Italia” e annunciando che sta lavorando ad un meccanismo provvisorio da mettere in campo in tempi rapidi per coordinarsi sugli sbarchi durante l’estate, prima di arrivare ad un sistema completo comune in materia di asilo (leggi la riforma di Dublino, che attualmente scarica tutti gli oneri sui Paesi di primo approdo).

L’obiettivo del premier è fare in modo che sia l’Ue a trattare con i vari Stati, senza più affidare, come ha spiegato in un’intervista al ‘Fatto Quotidiano’, la gestione “alle nostre telefonate ai partner”. Conte, che suggerisce nella missiva che il coordinamento sia affidato alla Commissione, punta ad un intervento più strutturato e ad un’assunzione di responsabilità maggiore anche da parte dell’Ue. E aggiunge: “La vicenda dell’imbarcazione proveniente dalla Libia con circa 450 persone a bordo alla cui presa in carico stanno contri- buendo diversi Stati membri dell’Ue ha fornito due importanti conferme: la fattibilità di azioni condivise degli Stati membri per gestire la sfida migratoria” e “la particolare urgenza di attuare le conclusioni del Consiglio europeo del 28 giugno sulla migrazione”.Per ora un segnale di apertura è arrivato da Bruxelles, ma a fronte di una chiusura sulla richiesta presentata dall’Italia di modificare la missione europea ‘Sophia’. Gli Stati membri, nelle conclusioni della riunione del Comitato politico e di sicurezza, hanno espresso “forte preoccupazione” per la richiesta di Roma, sostanziata dall’intenzione di non accettare più lo sbarco automatico nei suoi porti. Se ne riparlerà domani in un’altra riunione del Cops. Prosegue dunque il lavoro diplomatico a Bruxelles, portato avanti dal premier che ha definito “una virtù il silenzio operoso”. E che punta a trovare un sistema operativo per superare, di fatto, Dublino, visti i tempi sempre più dilatati per la sua riforma. Una strategia appoggiata dal mi- nistro dell’Interno Matteo Salvini, che si è detto “molto soddisfatto”, tornando ad assicurare che sull’immigrazione stanno lavorando “in perfetta sintonia”. E dal titolare della Farnesina Enzo Moavero Milanesi, che ieri da Baku, parlando proprio della cabina di regia europea proposta da Conte, ha insistito per arrivare “rapidamente a dei meccanismi con carattere più strutturale, quindi non solo emergenziali, che affrontino i singoli casi”. Sugli sbarchi è intervenuta anche la Cei, invitando a “non volgere lo sguardo altrove”. Non possiamo lasciare, si legge in una nota, che “inquietudini e paure condizionino le nostre scelte, determino le nostre risposte, alimentino un clima di diffidenza e disprezzo, di rabbia e rifiuto”. Pronta è arrivata la risposta del leader della Lega: “Salveremo quante più vite è possibile facendo partire meno gente possibile”. Ma non riapriremo i porti alle Ong, perché “significa invogliare i trafficanti a mettere questi disperati sui gommoni pronti ad affondare perché si sa che c’è qualcuno, forse, pronto a raccattarli”


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