L’Europa ritrova Draghi

SOLLIEVO PER IL RECOVERY PLAN. SCHINAS: È RISPETTATO E AMMIRATO A BRUXELLES E OLTRE



di Chiara De Felice

BRUXELLES. Non è nello stile né nella prassi della Ue commentare le evoluzioni politiche negli Stati membri, ma la notizia dell’incarico di governo a Mario Draghi è di quelle che fanno saltare l’etichetta anche nelle istituzioni. “Non è una grande sorpresa se dico che Mario Draghi è rispettato e ammirato in questa città e oltre”, ha detto il vicepresidente della Commissione Ue Margaritis Schinas, interpretando il comune sentire dei palazzi europei. Dopo settimane passate ad auspicare una crisi politica rapida e indolore, non è solo un sospiro di sollievo quello che tirano a Bruxelles, ma il conforto di sapere l’Italia nelle mani della persona che, salvando l’euro, ha tenuto insieme tutta l’Unione. Il compito di guidare il Paese che porta su di sé la responsabilità di gestire la maggior parte dei fondi del Recovery, insomma, per l’Europa non poteva cadere in mani più capaci. Durante il suo mandato da presidente della Bce Draghi è stato una guida per tutti i leader europei e per i vertici delle istituzioni. Le sue analisi, e a volte i suoi moniti, non muovevano solo i mercati ma anche le decisioni comuni. Durante la crisi dei debiti sovrani, curata dall’Europa con l’austerità, da parte sua fin dall’inizio non è mai mancato il richiamo alla necessità di politiche e riforme amiche della crescita, in modo che il debito si abbattesse nel più virtuoso dei modi, cioè facendo salire il denominatore, il Pil. Fu l’inizio di un nuovo paradigma di pensiero che portò alla fine della Troika e delle ricette lacrime e sangue, e gettò le basi di un’Unione che oggi, con il debito comune del Recovery fund, raccoglie i frutti di quel lento percorso. Draghi ha sempre sostenuto anche la spinta alle riforme strutturali, e in ogni occasione incitava i governi ad agire anche se i frutti delle riforme non si sarebbero materializzati nell’immediato. Non era musica per le orecchie di governi spesso alla ricerca del consenso nel breve termine. Ora, nella stesura del Recovery plan italiano, si troverà lui stesso di fronte alla scelta delle riforme attraverso cui l’Italia dovrà passare per diventare un Paese più efficiente. La maggior parte sono già scritte nelle raccomandazioni Ue del 2019 e 2020, dalla riduzione dei tempi della giustizia alla semplificazione della pubblica amministrazione. Ma l’ex numero uno della Bce dovrà dosarle nel piano di rilancio in maniera realistica, lasciando soddisfatte le aspettative della Commissione e degli altri Paesi chiamati a giudicare i piani di Recovery di tutti. Sostenitore della revisione del Patto di Stabilità fin dall’inizio del dibattito nato ormai da diversi anni, Draghi si troverà proprio all’avvio del percorso formale che dovrebbe portare a riscrivere le regole comuni di bilancio. In primavera la Commissione comincerà infatti a discutere dell’opportunità di riattivare il Patto nel 2022, ed eventualmente con quali modifiche. E’ impensabile che le regole tornino come prima, visto che tutti i Paesi hanno debiti e deficit esplosi. Anche in questa circostanza, i colleghi europei aspettano il suo contributo, frutto della massima esperienza possibile, maturata come guardiano dell’euro.

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