L’Europa teme l’instabilità


REFERENDUM/BRUXELLES TIFA PER LE RIFORME, ATTESA PER I RISULTATI DEL VOTO


BRUXELLES. Il rischio che dopo il referendum sulla riforma costituzionale si apra in Italia un periodo di instabilità politica preoccupa molto l’Europa: questo il sentimento prevalente ai piani alti delle istituzioni Ue quando si è ormai alla vigilia del voto. Dove ci si guarda bene dal fare previsioni o entrare nel merito di una questione di stretta competenza nazionale. Ma dove si ricorda pure che da sempre qui si fa il ‘tifo’ per la realizzazione delle riforme strutturali, un ‘tifo’ messo nero su bianco ripetutamente da anni nelle ‘raccomandazioni’ rivolte all’Italia da Commissione e Consiglio Ue ogni primavera. “In queste ore si guarda con grande apprensione alla scadenza elettorale di questo fine settimana”, osserva un alto funzionario europeo sotto la consegna dell’anonimato. Perchè con il referendum, si evidenzia, in ballo non c’è solo la capacità del Paese di riformarsi, ma la sua stessa stabilità. E non c’è quasi nulla di peggio dell’incertezza tra gli elementi che possono alimentare paure e tensioni sui mercati finanziari internazionali. Alla Commissione europea il barometro oscilla quindi tra l’ansia e l’attesa, specialmente dopo le scosse telluriche arrivate fin qui in seguito all’esito del referendum sulla Brexit e alla vittoria di Donald Trump. Ed anche in vista di un altro voto in Austria, sempre domenica, da cui potrebbe arrivare un nuovo colpo di freno al processo di integrazione europea. A chi chiede un commento, una posizione di Bruxelles in vista del referendum, la squadra dei portavoce ri- manda all’unisono alle dichiarazioni del presidente Jean Claude Juncker pubblicate sulla ‘Stampa’ di domenica:”Mi limito a dire che vorrei non vincesse il no”. Ma a dire quali sono le preoccupazioni europee ci ha comunque pensato il ‘Financial Times’ con un editoriale dal titolo “Roma ha bisogno di riforme, ma la priorità è la stabilità” nel quale si invita Renzi a restare al suo posto “indipendentemente dall’esi- to del referendum. “Renzi è stato un riformatore imperfetto - scrive il giornale senza risparmiare critiche al premier - ma ha cercato di imprimere un nuovo corso”. In caso di un suo addio, “nella migliore delle ipotesi l’Italia sarà lasciata con governi tecnici e senza ambizione. Gli investimenti diminuiranno e continuerà il lento declino”. Inoltre, aggiunge il quotidiano della City, la vittoria del ‘no’ potrebbe anche mettere a rischio il risanamento del Monte dei Paschi e “rafforzerebbe i partiti populisti e anti-euro dei 5 stelle e della Lega Nord”. Anche il New York Times batte su questo tasto: “L’ondata populista minaccia di schiacciare il governo Renzi e di far sprofondare l’Italia in una crisi politica in un’Europa che già vacilla”, scrive in prima pagina. Mentre il Wall Street Journal sottolinea che “dall’esito del referendum dipenderà il destino di Matteo Renzi e la sopravvivenza del suo governo”. Ora a Bruxelles “ci aspettano al varco, soprattutto sulla legge di bilancio”, osserva un addetto ai lavori ricordando l’apertura di credito fatta all’Italia il mese scorso dalla Commissione. Toccherà al ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan presentarsi lunedì alle 10.30 davanti ai colleghi dell’Eurogruppo per spiegare, alla luce del risultato del referendum, come il governo Renzi intende rispettare gli impegni presi


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