“L’Europa va rilanciata”


BREXIT/CAMERON SI DIMETTE DOPO LA VITTORIA DEL LEAVE, LA STERLINA A PICCO


ROMA. Non è tempo di fare i maestrini ma di cercare una linea comune tra i Pae- si fondatori che rilanci l’Ue dopo l’uscita della Gran Bretagna ed eviti l’effetto do- mino. Ma Matteo Renzi, ricordano i suoi, ha sempre denunciato la crisi dell’attuale Ue in tutte le occasioni ufficiali tanto che, la scorsa settimana, al forum economico di San Pietroburgo, era stato addirittura ripreso da Vladimir Putin quando aveva affermato che l’Ue o cambia o muore.

Ora, nonostante rischi e difficoltà, l’obiettivo dell’Italia sarà trasformare lo choc di Brexit in un’occasione per dimo- strare la necessità di accelerare sull’unio- ne politica ed economica europea e to- gliere alibi ai partiti populisti che pren-

dono fiato e consensi. Questa sera il presidente del Consiglio volerà a Pa- rigi per una cena con il pre- sidente francese Francois Hollande. Lunedì mattina, poi, riferirà alle Camere alla vigilia del vertice eu- ropeo di martedì e parteci- perà al consueto pranzo con il presidente della Repub- blica Sergio Mattarella al Quirinale. Ma sarà il ver- tice di Berlino, lunedì sera, la sede dove Merkel, Hol- lande e Renzi cominceran- no a delineare una strate- gia comune per comincia-

re a discutere da martedì nel consiglio europeo. Convocato per affrontare, una volta per tutte, l’emergenza dei migranti, il consiglio Ue ora dovrà cominciare ad individuare soluzioni di breve ma anche di medio-lungo periodo dopo l’uscita della Gran Bretagna dall’Europa.

Quanto all’Italia, il premier ostenta ot- timismo sulla solidità del sistema ma il governo è consapevole dei rischi, nel bre- ve periodo, delle turbolenze finanziarie con piazza Affari che solo ieri ha bruciato 61 miliardi con un crollo storico superio- re anche al calo dopo l’11 settembre. Ma, pur da convinto europeista, Renzi è con- centrato soprattutto nel mettere a fuoco come far rinascere la “vera” Europa, più vicina ai cittadini e meno in mano ai tec- nocrati. La ricetta italiana in realtà non è

improvvisata alla luce di Brexit: già a feb- braio Palazzo Chigi e il ministero del- l’Economia indirizzarono a Bruxelles un position paper di nove pagine con propo- ste ben precise.

Dall’utilizzo pieno delle risorse per stimolare crescita e occupazione all’ac- celerazione dell’unione bancaria con la ga- ranzia dei depositi europea fino all’appog- gio all’ipotesi di un ministro delle Finan- ze Ue con bilancio da gestire. La preoc- cupazione, spiegano fonti italiane, è che uno dei contraccolpi sia adesso un ulte- riore rallentamento di questo processo di integrazione.

Ma, oltre ad una correzione di rotta della politica economica, l’Italia chiede da tempo più solidarietà europea, a parti- re da una politica unica sui migranti con una gestione comune delle frontiere. Il re- ferendum inglese ha poi un ricasco tutto italiano. A questo punto, spiegano fonti di maggioranza, acquista ancora più impor- tanza il referendum di ottobre sulla rifor- ma istituzionale. Già sotto i riflettori eu- ropei, ora l’esito del referendum italiano, sono convinti nell’esecutivo, deciderà sul-

la stabilità del nostro Paese. “Questa ri- forma - ribadisce Renzi in un’intervista alla Stampa - è la madre di tutte le batta- glie, peserà sul futuro dell’Italia”. Il pre- mier non ha intenzione di farsi frenare nella sua campagna referendaria dalle divisio- ni del Pd né dai distinguo dentro la mag- gioranza. Il confronto-scontro dentro il Pd è stato rinviato a venerdì prossimo per Brexit ed il maggior tempo metterà al la- voro le diplomazie nella speranza di evi- tare una rottura definitiva con la sinistra interna.

Quanto ai malumori degli alleati di go- verno, emersi nel voto di giovedì a Palaz- zo Madama, dove la maggioranza è anda- ta sotto, Renzi ha incontrato, a Palazzo Chigi, Alfano, Casini e Cicchitto. Ufficial- mente per un confronto tra le due visioni Pse-Ppe dopo Brexit. Ma non è da esclu- dere che il premier, come ha fatto negli ultimi giorni, abbia ascoltato i suggerimenti degli alleati che chiedono una maggiore collegialità di governo e suggeriscono di spersonalizzare il referendum di ottobre per evitare che diventi un test sul gover- no.


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